Ovvero no alla cosiddetta “editoria” a pagamento. (Il logo è nato grazie alla casa editrice Zero91).
Perché  – udite, udite – non è necessario pagare per pubblicare il proprio libro.
E se proprio nessuno lo volesse?
(Approfondite il perché dei rifiuti, tanto per cominciare.)
E se pensate “siccome l’ho scritto, allora va pubblicato” siete sulla cattiva strada.

Se quello che desiderate è un libro e se pensate di avere tempo e voglia di sponsorizzarvi, potete andare da un bravo stampatore e mettere in pratica l’antico adagio “chi fa da sé fa per tre”. Se preferite le nuove tecnologie, optate per il POD (il print on demand, ovvero quella tecnologia che permette di stampare un libro solo al momento in cui viene venduto), che è un po’ come diventare editori di sé stessi (dovrete occuparvi di tutto: tiratura, distribuzione, vendita). Oppure, se amate il digitale e la possibilità di fissare il prezzo del vostro lavoro (e di avere una percentuale molto alta sui diritti), prendete in considerazione l’ebook.

Credete che sborsando tremila euro (di più o di meno, poco conta) avrete per le mani un testo di qualità, una distribuzione capillare, pubblicità come se piovesse, presentazioni e recensioni sui giornali? Forse vi diranno il contrario ma, a oggi, nessun autore che ha pagato è arrivato da alcuna parte (vi prego di non citarmi Moravia perché lui, probabile sostenitore dell’adagio di cui sopra, si era autoprodotto). O meglio: se ci è arrivato lo ha fatto solo passando alle cure di un editore vero e proprio. Sarà un caso?

Non bevetevi la sciocchezza: “Per pubblicare bisogna essere famosi, ammanicati o figli di papà… oppure contribuire alle spese”. Le corsie preferenziali ci sono, per carità (in editoria come in qualsiasi altro settore), però basta entrare in libreria per verificare che le collane sono piene di esordienti sconosciuti. Invece i sostenitori della teoria del complotto, guarda caso, sono proprio quelli che vi chiedono di sborsare migliaia di euro ripetendovi che siete “imprenditori” di voi stessi. Come no (di certo c’è che loro incassano subito e voi? Voi cosa ci guadagnate? Copie che ammuffiscono in cantina a parte).

Sappiate poi che i giornalisti e molti professionisti del settore non prendono in considerazione gli autori che pubblicano a pagamento. Anche se sono bravi? Sì, perché non farebbero mai pubblicità a chi chiede soldi per pubblicare. Al massimo si limiteranno a dare qualche consiglio per il futuro, in modo da evitare al malcapitato di ricascarci. Quindi, se volete essere presi sul serio, fate sul serio, e non scegliete scorciatoie.

Siate cauti, sempre. Prestate la medesima attenzione con gli editori, gli agenti letterari, le agenzie editoriali. I primi non vi dovranno mai chiedere una lira, al contrario dovranno pagarvi per il vostro lavoro. I secondi potranno farlo solo se vi avranno fatto firmare un contratto con una casa editrice (quindi, niente libro, niente euro), gli editor potranno offrirvi dei servizi di valutazione ma che il prezzo sia equo. L’editoria non è una scienza esatta: ci sono cattivi libri pubblicati e buoni libri che non lo saranno mai. Perciò nessuno può garantirvi che pubblicherete (a meno che a dirvelo sia l’editore!), che riceverete lauti anticipi, tanto meno che il vostro testo avrà successo. Quindi attenzione a chi vi impone onerosi editing, inutili correzioni bozze o ridicole spese di impaginazione. Un conto è migliorare il proprio lavoro, tutt’altro essere infinocchiati. E se un testo ha bisogno di tremila euro di editing, probabilmente è brutto.

P.S. Siete a caccia di un editore serio? Grazie al Writer’s Dream ecco qui una lista di oltre 290 editori non a pagamento, divisi per genere. Scusate se è poco!

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  1. beppe Viani scrive:

    Ciao bellissima!!!! grafica accattivante anche se forse un po’ lenta da caricare visto il colore pieno…ma forse è colpa del mio computer modello tartaruga….in compenso io ci metterei il tuo nome (almeno uno sa con chi sta parlando….) e magari anche una fotina….comunque, compliments! ciao, Beppe

  2. ivana scrive:

    Penso che mi piacerebbe essere in contatto con Chiara Beretta Mazzotta. Ringrazio dell’opportunità

  3. Frank Spada scrive:

    Chiara B. Mazzotta – Tra arrivi raggelati e partenze disattese… Cordialità, appena bsibigliate.

  4. Orazio Celentano scrive:

    Notevole l’appeal grafico-architettonico del sito e la sua particolarità.
    Se riflette quella della titolare, complimenti.

  5. mauro scrive:

    …che mi piacerebbe che Chiara Beretta Mazzotta leggesse qualcuno dei miei scritti e mi telefonasse per dirmi semplicemente: “Belli i tuoi scritti. Perchè non ci lavoriamo un po’ su? Dai, vieni a Roma…ti offro un caffè!”

  6. Frank Spada scrive:

    … che mi piacerebbe che C.B.M. non si aggreggasse al gregge che fa di tutta una erba un fascio.

  7. Frank, se Kafka pubblicasse a pagamento, farei di tutto per trovargli un buon editore. Non recensirei il suo libro perché non parlo di chi, a mio avviso, non fa l’editore ma si fa chiamare editore. Questo è il mio punto di vista e il mio lavoro è collaborare con gli esordienti e consigliarli, per quanto mi riguarda, al meglio. Che ti devo dire? Viva il gregge!

  8. Frank Spada scrive:

    No le ho chiesto nulla e lei… l’ostinazione di chi non vuol sapere e un esordiente anziano, ma proprio molto anziano, sa, gentile Chiara, la saluta cordialmente. Punto

  9. paulabecattini scrive:

    Che ne penso?
    Pubblicare a pagamento, giammai!
    Così il mio primo libro me lo sono fatto tutta da sola, come da sola mi sono organizzata la prima presentazione e così farò con le future.
    Ho la fortuna di essere del “settore” e di avere come amico l’editore di una “piccola” casa editrice.
    È un’opera inadatta a essere commercializzata per vie tradizionali.
    Bella? Brutta? Valida? Non saprei…
    Poco importa.
    Gli introiti vanno in beneficienza: già sarebbe tanto se ci riprendo i costi di stampa e confezione.
    Ma volevo farlo. Ed è stato una gioia immensa! :-)
    Un saluto,
    Pau

  10. Posso in parte dissentire? Sono un micro editore che si occupa in prevalenza di storia e cultura locale e talvolta pubblico libri di autori esordienti a pagamento, ma con formule che si basano sulla ripartizione delle spese. Stampiamo 300 copie? Tu autore ne prendi 50/100 anche 200 (decidi tu) e ti attivi per venderle, le rimanenti le vendo io come editore nelle librerie che decidiamo insieme per evitare sovrapposizioni. Sulle mie vendite l’autore percepisce una percentuale. Il “chi fa da sé fa per tre” con stampa on demand non può dare garanzie di qualità, spesso i libri sono pieni di errori di ogni sorta, devi essere un minimo in grado di impaginare, e la copertina? Alcune librerie poi non accettano copie da autori senza casa editrice anche per motivi fiscali (come le carico in magazzino, chi me le fattura ecc.). I costi? L’ultima mia autrice per un libro di poesie ha speso 660 euro IVA inclusa (comprese impaginazione, editing, grafica di copertina). Tiratura 100 copie (che si vende lei autonomamente) e se il libro funziona lo ristampiamo alla bisogna. Inoltre la aiuto nell’organizzare almeno le prime presentazioni. Se vende le sue copie, oltre alla soddisfazione personale, dal punto di vista della vile pecunia, ci guadagna più lei di me!
    Perché demonizzare il mio lavoro?

    • paulabecattini scrive:

      Nessuno demonizza il tuo lavoro…
      Però che è anche vero che il mondo dell’editoria è cambiato. Troppo…
      Oggi costa tanto anche fare una correzione bozze e ti posso assicurare che ci sono editori che dicono di farlo – dopo aver promesso una revisione editoriale –, ma poi in realtà tocca al’autore farlo.
      Non tutti aiutano a fare le prime presentazioni. Lo promettono, ma…
      Ma poi non è così.
      Non è nemmeno reale l’impegno sulle vendite da parte dell’editore: cinque, dieci, venti libri venduti in un anno?
      Se non promuovi non vendi, se non vendi non ristampi.
      Un gatto che si mangia la coda.
      E intanto un autore spende 660 euro (iva inclusa) per 100 copie.
      Sicuramente in digitale, perché fino a 300/500 copie l’off-set non conviene.

      Andrebbe bene così, se non fosse per…
      Quel che non sopporto sono le false promesse di molti editori, micro e non, verso autori che non vedono l’ora di avere fra le mani il proprio libro stampato.
      E loro, come avvoltoi, se ne approfittano pur di guadagnarci.

      • Forse io e i miei collaboratori (che ci consideriamo anacronisticamente degli artigiani dell’editoria – anche se usiamo mezzi e tecniche all’avanguardia) intendiamo la piccola editoria in un altro modo rispetto ai molti che, in effetti, lavorano come tu dici… Odio i luoghi comuni, ma non farei d’ogni erba un fascio…

      • paulabecattini scrive:

        Non voglio fare di un’erba un fascio, anzi…
        Ma ho tanti amici poeti caduti nella trappola!
        Mi farebbe piacere avere un contatto più approfondito con te e i tuoi collaboratori.
        Un cordiale saluto, Paula.

    • Andrea,
      puoi dissentire anche totalmente, ci mancherebbe.
      Io, innanzitutto, demonizzo un atteggiamento. Quello dell’autore che ritiene la pubblicazione un suo diritto inalienabile. Nel 99 per cento dei casi è gente priva di talento, ma straripante egocentrismo che non arriva da nessuna parte.
      Rimane il fatto che chi propone progetti di stampa “partecipati” per me è altro da un editore: offre servizi e non fa l’imprenditore che andrebbe anche bene se le modalità di realizzazione del libro fossero limpide. Ci sono le liste di Eap perché chi chiede soldi o acquisto copie (cioè soldi) non lo dice. E mette in giro voci del tipo: gli esordienti non possono pubblicare senza sborsare. E da editor mi faccio un sacco di risate… voglio dire, quasi il 50 per cento dei libri che propongo nel blog sono di esordienti!
      Negli anni di libri pubblicati con contributo, fidati, me ne sono passati per le mani parecchi. E, nella maggior parte dei casi, era robaccia. Non curata, zeppa di errori, alle volte neppure impaginata… altro che autopubblicazione!
      Non conosco la tua realtà, di sicuro ci sono professionisti validi che sì chiedano soldi o acquisto copie, ma fanno bene il loro lavoro. Peccato che, per ciascuno di loro ne esistono dieci che lucrano sui sogni altrui e mettono sul mercato fuffa.
      Per questo preferisco occuparmi di editoria tradizionale.
      Un caro saluto,

      Chiara

      • Capisco e condivido la tua posizione. Io seleziono sempre cosa stampare e mi permetto di rifiutare la pubblicazione di uno scritto (anche se trattasi di autore a pagamento) quanto non lo ritengo adeguato (o come si suol dire non in sintonia con la linea editoriale). Altri invece pubblicano qualsiasi cosa purché l’autore paghi! La maggior parte dei libri che abbiamo nel nostro modesto catalogo sono di cultura locale e quindi esulano da questo discorso e nascono per pura passione e amore per il proprio territorio. In questi casi non si chiede nulla agli autori, anzi in molti casi si prevedono quantomeno rimborsi spesa.
        E’ il piccolo e difficile mondo dell’editoria indipendente (fino in fondo) che lotta per sopravvivere…Grazie per l’attenzione
        Andrea

  11. Arianna scrive:

    Anch’io sono “incappata” nel problema dell’editoria a pagamento e senza saperlo/volerlo. La casa editrice era molto piccola, però pubblicava quasi tutti i generi, da saggi a romanzi a poesie e qualche volta avevo visto sugli scaffali le loro pubblicazioni. Ho inviato una mia raccolta di poesie e vi lascio immaginare il mio stupore quando mi hanno richiamato per fissare un colloquio. All’inizio è andato pure molto bene: la persona che aveva letto la mia raccolta sembrava molto coinvolta, aveva riportato un sacco di note ai margini dei miei fogli e faceva un sacco di domande su tutto ciò che avevo scritto. Fino a quando non ha tirato fuori il contratto che prevedeva 3000euro per la pubblicazione con un rimborso dell’ 2% sul totale delle vendite(180 libri). Ci tenne a precisare che non pubblicavano robaccia,ma che avevano scelto le mie poesie perchè avevano qualcosa in più. Ora come ora non so se fosse vero…non sono un giudice imparziale di me stessa. Però rimasi molto delusa per la svolta della situazione, per quel contratto davanti a me e perchè lucravano sui sentimenti e i sogni delle persone. Ovviamente non accetai. Capisco i molteplici problemi che una piccola casa editrice deve affrontare per non essere inghiottita nel grande mare dell’editoria, ma non capisco chi fa di questo problema un’arma per arricchiarsi! Il grande mondo degli “scrittori” è difficile.
    Ciò che dice Chiara(scusa la familiarità con cui ti chiamo) è una sacrosanta verità: libri pessimi pubblicati e buoni libri che rimangono nel cassetto. Per non parlare poi della poesia!Nel 2012 continua ad essere una cerchia d’elitè, per pochi e prossimi alla pensione.
    Non viene dato spazio a persone più giovani.
    La mia domanda è :dove sta scritto che devi avere almeno 40 anni di esperienza di vita, traumi e gioie per poter scrivere una poesia che arriva al cuore della gente? Credo da nessuna parte, ma oggi sembra proprio un dogma che guida questa elitè. E se proprio ci tieni, puoi scegliere tra numerose case editrici che ti faranno pagare, senza dare un giudizio sincero su ciò che hai scritto. Meglio di così!

  12. alessandro scrive:

    L’ebook è il futuro ma incombe un problema che per l’editoria era marginale se non inesistente, la pirateria.
    pubblicare solo in Ebook metterà le pezze al culo agli autori e agli editori… temo.

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