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Editoria canaglia?

Sono giornate movimentate per l’editoria in rete. Tanti i professionisti che si lamentano di non essere stati pagati da un editore. 

C’è aria di maretta nell’oceano editoriale. A cominciare da una serie di battibecchi tra scrittori/traduttori ed editori. Il motivo del contendere? I soldi, ovvio. Pare che il mancato pagamento stia diventando trend topic, in effetti.

Per esempio lo scrittore Hari Kunzru (che qui da noi pubblica con Einaudi) ha fatto notare a Massimo Coppola che la sua casa editrice, Isbn, non paga né scrittori né traduttori. E deve saperne qualcosa visto che è sposato con Katie Kitamura, autrice Isbn.

Il profilo Twitter di Kunzru, in effetti, è a dir poco bollente e gli scambi con l’editore al vetriolo ma  a senso unico. Si vede che Coppola è troppo impegnato con Rolling Stones (da febbraio è il nuovo direttore editoriale della rivista). Tanto impegnato che la casa editrice sarebbe fallita, almeno questo si legge nei tweet. E se così fosse, temo proprio che i soldi siano salpati verso altri lidi…

Anche su Facebook i marosi imperversano. Basta un occhio al profilo della scrittrice Ana von Rebeur. La signora ricorda ai tipi di Elliot che non le hanno mai versato l’anticipo che le spetta per Le leggi di Murphy solo per donne (e chi lo sa se il traduttore Pierpaolo Marchetti sarà stato pagato). Possibile? Bisognerebbe chiederlo a Elliot ma la Rebeur precisa che l’editore non risponde ai suoi messaggi. (Io non ci provo neppure, quando faccio domande al massimo rispondono ad altri!)

E per rimanere in “casa” è di qualche settimana fa la polemica che riguarda Castelvecchi: un gruppo di venti collaboratori dell’editore ha infatti interrotto la presentazione del libro Colpita al cuore. Perché l’Italia non è una Repubblica fondata sul lavoro di Fausto Bertinotti (edito Castelvecchi, ovvio) distribuendo un volantino firmato “volontari involontari”. Sarebbe infatti da tempo che la casa editrice non paga autori, traduttori, redattori. Chi sa come sarà stato contento il signor Bertinotti di vedere le proprie teorie confermate con tanto entusiasmo!

C’è chi per pagare, invece, si vende le cose, anzi, le case. Daniela Di Sora di Voland, per esempio, avrebbe saldato tutti i collaboratori che da qualche anno non avevano incassato i compensi (in toto o in parte) vendendo un suo appartamento. Speriamo che, in futuro, i conti dell’azienda tornino da sé, perché quello dell’imprenditore in perdita è un pessimo mestiere.

In ultimo vi segnalo un altro fatto: i silenti risultati (in parte) positivi. Tanto silenziosi che li scopro solo per merito di attenti lettori (grazie Hector!). Vi ricordate la faccenda del Premio Calvino beccato (sì, si può dire beccato) a far da agenzia letteraria? E ricordate il punto 5 del bando che imponeva ai partecipanti di non essere sotto contratto con un agente? Sparito! O meglio, aggiustato.

Inutile dire che sono felice per la maggiore trasparenza del Premio, dispiaciuta che nessuno abbia voluto chiarire subito la faccenda, né che abbia ritenuto necessario degnarci di una risposta diretta.

Morale: certi atteggiamenti carbonari sono anacronistici al tempo dei social, ché far circolare e trovare le notizie in rete è un gioco da ragazzi; scovare un datore di lavoro che paghi è durissima, invece. E chi non paga? Lo assumono al volo.

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