La fiera del libro ha chiuso i battenti ieri.
Cinque giorni nei quali il Lingotto ha accolto 318mila visitatori (nonostante la crisi, un incremento del 4,1 per cento rispetto al 2011) e uno tsunami di libri ed editori, questi ultimi sarebbero 1400 secondo le stime.
Quest’anno la manifestazione ha festeggiato il suo 25° anniversario e le ricorrenze sono utili per fare alcune riflessioni.
Per esempio? I piccoli editori sono stati – come di consueto – fagocitati dai big.
E invece la fiera dovrebbe permettere di “intercettare” titoli che faticano, per perverse dinamiche di marketing, ad arrivare sugli scaffali delle librerie. Dovrebbe permettere ai lettori (e pure agli addetti ai lavori che nemmeno in tre vite potrebbero tener d’occhio tutte le uscite) di scovare tesori sepolti dai soliti noti.
I piccoli editori insomma “patiscono più di ogni altro la congiuntura economica in termini di vendite; i costi di partecipazione al Salone; la minore capacità di proporsi con appeal ed eventi; la frammentazione e difficoltà a fare massa critica” si legge sul comunicato stampa dell’evento. Tanto che i vertici hanno già previsto non pochi cambiamenti per il 2013, a cominciare da indispensabili facilitazioni economiche (può un microeditore sostenere le spese di un gruppo editoriale?).
Verrebbe da chiedersi come mai non si sia pensato di dare il via a queste novità con il 2012. Ma il tempismo non è dote italiana. Noi siamo campioni nel progettare futuri migliori e universi paralleli. Vedremo nel 2013, sperando che tanta perfezione non venga posticipata al 2014.
I libri sold out? Al primo posto un certo Alessandro Del Piero, seguito da Ligabue Luciano. Grazie al cielo, ottimi numeri per Björn Larsson (Iperborea) e per la mia adorata Amélie Northomb (Voland).
Come sempre code disumane per gli eventi pop – Fabio Volo, Luciano Ligabue, Luciana Littizzetto, Ilaria D’Amico – con tutto il solito, assurdo, balletto per accaparrarsi una seggiola. Decisamente minore la ressa alle presentazioni degli scrittori romeni (la Romania era, insieme con la Spagna, Paese ospite) mentre gli autori hanno risposto con un entusiasmo disarmante all’invito (visti i limiti della manifestazione) e si sono presentati ben in ventitré. E poi dosi massicce di politica e impegno con Marco Travaglio, Roberto Saviano, Serena Dandini. C’era pure qualche narratore: Paolo Giordano, Alessandro Baricco, Niccolò Ammaniti (che l’ufficio stampa del Salone crede essere scritto con due “n”). Segnalo pure un adorabile sold out per lo scrittore Patrick McGrath (che sul sito del Salone dicono essere psichiatra, ma vabbe’, lo era suo padre quindi…) che ha presentato la sua ultima fatica: L’estranea (Bompiani).
Insomma, approssimazioni a parte, che vi devo dire, io di esordienti non ne ho visti molti. Non ho sentito neppure dibattiti all’avanguardia. Ma potrebbe essere colpa mia.
Ho passato parecchio tempo reclusa all’Ibf (International book forum), piccolo grande paradiso di aria condizionata popolato da agenti ed editor, dove si scambiano i diritti editoriali. Insomma quel posto in cui gli agenti cercano di piazzare i propri titoli agli editori italiani e stranieri, e in cui gli editori vanno a caccia di qualche successo. In effetti l’Ibf è un’isola felice: si lavora come pazzi e si riescono a conoscere persone interessanti.
Sabato ho provato ad affrontare il “fuori” ma una bolgia da fine del mondo mi ha travolta (il tutto accadeva con una temperatura ideale per la fusione del piombo). Così sono fuggita “dentro”, cioè a BookswebTv, manipolo di valorosi capitanato da Alessandra Casella che ha creato una web tv dedicata interamente ai libri e agli scrittori.
Quest’anno grazie a loro ho avuto il piacere di conoscere Carola Susani con la quale ho chiacchierato di Eravamo bambini abbastanza (Minimum Fax) e mi sono goduta l’esordio di Paola Soriga Dove finisce Roma (Einaudi). Con Carlo Pedini ho scoperto come si può scrivere un libro architettato come i Buddenbrook ed essere candidati allo Strega (La sesta stagione, Cavallo di ferro) ma non avere alcuna intenzione di fare lo scrittore. Per non farmi mancare nulla, mi sono regalata un po’ di relax con La stazione termale (Sellerio) di Ginevra Bompiani. E poi una scoperta – ve ne parlerò prossimamente – Raffaella Ferrè e i suoi Inutili fuochi (66thand2nd editore). E, gran finale: ennesima intervista all’adorato Fabio Genovesi (Versilia Rock City, Mondadori) che, ogni volta, non solo mi fa ridere da matti ma mi regala sguardi sul mondo inaspettati.
Morale della favola?
Siccome il Salone di pecche ne ha diverse, ciascuno deve “architettarsi” il proprio, andando a caccia di storie preziose e narratori da tenere d’occhio. Ci sono eh, basta cercare.
E, un giorno, gli organizzatori capiranno dove si annida il prestigio e faranno in modo di metterlo in mostra, invece di nasconderlo.

Per Antonia: il titolo del post arriva da un tuo sms…

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  1. Aldo Costa scrive:

    più che altro sensazioni di pancia:

    Da quando lo hanno inventato, ci si chiede a cosa serva. Non ho la risposta. Riporto soltanto le sensazioni che mi prendono ogni volta che ci vado. Si fa presto: si va dall’antipatia che traspira da certi addetti ai lavori, editori importanti per lo più, che se la tirano tanto quanto i pubblicitari degli anni 80, per arrivare allo sconforto di fronte alla fila, misurabile in decametri, per andare a fare pipì.
    Tuttavia, la sensazione in testa alla mia personale hit parade, anche per questa edizione 2012 è l’angoscia dei dibattiti. Ne escono folate dense come particolato da quelle che si chiamano “sale”, ma che, di fatto, sono spazi aperti lungo il perimetro dei padiglioni. Se mi metto nei panni degli oratori mi prende questo senso di morte. Intanto ti trovi davanti ad un pubblico spalmato tra le sedie, a macchia di leopardo, tutti con le gambe divaricate e allungate. È palese che si trovano lì soltanto per riposare le piante dei piedi. Non ti ascoltano per tre motivi: primo: sono lì per puro caso. Secondo: l’impianto audio esalta i bassi e non ce la fa, proprio non ce la fa a superare il rombo di fondo di diecimila persone che, sparse per il Lingotto, parlano e scalpicciano tutte insieme. Terzo: non gliene frega una cippa di quello che dici. Hai scritto un libro? E chi non lo fa? Da Ligabue alla Bignardi passando per Pirandello e Del Piero, tutti scrivono. Non leggeranno il tuo libro, perché dovrebbero ascoltarti? Probabilmente, l’espressione “parlarsi addosso” è stata coniata qui, tra la sala azzurra e la sala blu del Lingotto.
    E passi, se il pubblico non ti ascolta. Ma come la metti con quegli altri, quelli che transitano lungo i corridoi moquettati, rallentano per vedere chi sei e – accertato che non sei famoso e quindi non sei nessuno – riprendono a camminare? Sono tutte coltellate all’ego. Oppure, ma qui si va sul pesante, come sopravvivi ai tamarri che si fermano giusto il tempo di scattarti una foto con il cellulare, come se fossi un incidente stradale?
    È così per tutti gli oratori. Dallo sfigato che scrive d’amore al magistrato che svela la mafia.
    Cercare di fare qualcosa che celebri il nostro nome dopo la morte è un diritto. Quindi: scrivere, dipingere, volare, assassinare… va tutto bene. Ma sottoporsi volontariamente a umiliazioni di questi livelli è l’esatto contrario: è portarsi la morte dentro. È anticipare la propria fine. Alla larga.

    • Un editor serio, dopo aver smesso di far sì con la testa, ti chiederebbe: tu leggi e basta o scrivi pure? Potendo (e pensando al futuro) ti prometterebbe: comunque vada no, niente fiera di Torino. Siccome non può promettere alcunché, la sottoscritta ti dice solo: grazie per aver dato lustro all’orribile definizione “sensazioni di pancia”. Lo so che lo stomaco ha cervello o il cervello è pure nello stomaco, ma l’immagine di una pancia pensante ed emotiva proprio mi fa senso! Come vedi divago, ma i concetti (tuoi) sono chiari, chiarissimi. Alla prossima!

  2. cok7sette scrive:

    Niccolò Ammaniti in un’intervista (forse a “che tenpo che fa”, non ricordo) disse:
    Sarà famoso il giorno in cui la gente pronuncerà correttamente il mio cognome…

  3. ilaria pedra scrive:

    A me, lo ripeto, è piaciuta. Ti ho cercata invano. Era caldo. Gli esordienti li ho visti e apprezzati, ero anch’io alla presentazione di Paola Soriga, ma ne ha fatta + di una, forse ci siamo sfiorate io e te. (Indossavo una maglietta con l’orso Yogi tanto per non smentirmi). Trovo triste certo che i medio piccoli non a pagamento ne escano in perdita, ma trovo anche che crticare molto sia una moda a me incomprensibile. Ho pianto alle parole di Moni Ovadia che mi rimarranno dentro per sempre, e solo x questo valeva la pena di farsi chilomenti, sono di Milano,affrontare la fila e sopportare il caldo.

    • Sono felice ti sia piaciuta, Ilaria!
      La Soriga è un super esordio – io parlo di quelli più piccini – ed è stata una gioia poterla intervistare. In quella famiglia il talento si spreca!
      Non so da quanti anni frequenti il Lingotto, ma fidati, le cose sono cambiate parecchio. E io non critico tanto per occupare un po’ il tempo (meglio un’uscita con una amica!). Cerco di fare il mio “dovere” intervistando e parlando di libri che a mio avviso valgono e nel contempo mi permetto di esprimere un giudizio. Così dico che l’Ibf è una isola felice e che i padiglioni sembrano la fiera del maiale, solo che i venditori si chiamano Chanel, Armani… e il contadino, nel suo piccolo, non si vede più.
      Insomma, dài, ci siamo capite! ;-)

      • ILARIA PEDRA scrive:

        si si ci siamo capite! Credo che qui un po’ tutti diciamo la stessa cosa: gli stand a soppalco dei grossi gruppi naturalmente affossano tutti gli altri, vedere tutto è impossibile e magari uno nella marea si perde il meglio. Comunque alla fine io sono una lettrice forte, la giornata al salone tra benzina, pranzo fuori, parcheggio, e libri in 2 ci è costata 240 euro, non è poco e non siamo ricchi, per noi è stata una gran festa, un luna park, pieno di magia e di incontri. Una mia amica presentava un autore pachistano edito Mondadori e questo per me già è stupendo. In ultima analisi io di natura sono un’entusiasta, sai quanto aiuta nella vita? (Sono anche chiacchierona quindi ora stop ai miei commenti)

  4. MatteoG scrive:

    Io resto convinto che parte della colpa della crisi editoriale e della lettura in Italia sia dovuta agli editori che pensano sia conveniente pubblicare SOLO roba alla Del Piero e Ligabue. Sta scadendo moltissimo la qualità delle pubblicazioni italiane. Il lettore è demotivato a prescindere da un catalogo che ti fa cascare le braccia.

    • cok7sette scrive:

      Non diamo tutta la colpa alle case editrici però. Loro sono, per prima cosa, un’entità dedita al guadagno e fanno bene a vendere quel genere di prodotti.
      Se lo fanno però è solo colpa “nostra” che li compriamo.

      • ilaria pedra scrive:

        Se fossi un editore ovviamente vorrei guadagnare, tuttavia rispetterei un’etica e non pubblicherei mai calciatori e affini. Del resto chi va al salone per comprare il libro di Del Piero spendendo 10 euro di biglietto quando il libro lo può trovare al supermercato, per me non è un lettore. La qualità c’è ancora, ovviamente va a gusti, ma dal canto mio mi pare ci siano più libri belli rispetto al tempo che ho per leggerli. Non fermiamoci ai soliti noti caspita! (questo per Matteo G.)

      • Dài, diciamo uno pari palla al centro! ;-)

      • MatteoG scrive:

        Quello è sicuro. Vendono moltissimo. Del Piero è primo in classifica, ha superato Gramellini. Però concedimi di tirarmi fuori da quel “noi che li compriamo”. Io non li compro, no. E secondo me nemmeno tu. :)

    • Il lettore esiste poco, Matteo. Ci sono case senza libri, senza librerie, senza carta.
      Gente che pensa che leggere sia una palla pazzesca ma non l’ha mai fatto!
      Siamo un Paese di scarsi lettori perché educhiamo poco i nostri figli ad amare le storie e le persone che sanno raccontarle, ad amare le persone che ci spiegano il mondo…
      Lo dimostra il fatto che gli editori non pubblicano solo i libri di personaggi superpop, ma questi vendono mille volte di più rispetto a certi titoli di valore. La gente sceglie quello che crede più facile e così quel titolo diventa “bello” perché ha venduto.
      Poi, grazie al cielo, esiste un mondo che senza la carta non vivrebbe.
      Il male dell’editoria è il mare di titoli vomitati sul mercato. Sono quelli che rimbecilliscono un povero valoroso che ha il coraggio di varcare le porte di una libreria
      Ciao!

      • MatteoG scrive:

        Chiara, c’è una parte di me che è d’accordo con te. L’altra non riesce a far finta di non rivedere l’esperienza che, ahimé, ho dovuto vivere sulla mia pelle. I grandi editori, non tutti spero, diciamo qualcuno, mi hanno dato la riprova di quanto poco conti una storia, rispetto a quanto tanto conta il nome in copertina, e conta ancor di più, mille volte di più, se appartiene alla tivvù.

        • Però, io vedo anche un altro aspetto in questa faccenda. Con le entrate di un nome noto si pubblicano parecchi “sconosciuti”. Al massimo possiamo discutere delle spese eccessive per l’acquisto di titoli stranieri che non sempre valgono l’esborso.

  5. Jessica Malfatto scrive:

    Forse servirebbero più “angoli” dedicati all’incontro tra autore e lettore, più spazio al faccia a faccia tra i due, con al centro il libro dello scrittore. Una sorta di stand dentro lo stand del singolo editore, uno spazio sempre attivo che dia la possibilità ai lettori di chiacchierare con gli autori, senza troppe distanze (ovviamente il discorso dipende anche dalle dimensioni dello stand, da quanti autori decidono di partecipare…). In ogni caso, la caccia al tesoro è d’obbligo :-) (e da una parte è anche piacevole, anche se c’è il rischio di perdere alcune perle!)

  6. Io credo che senza avere dei punti di riferimento o delle curiosità precise visitare una fiera del genere possa essere utile a poco, impossibile vedere tutto, difficile (se non si è addetti al settore) scegliere cosa vedere e a quali dibattiti presenziare. Prendi una lettrice come posso essere io. D’istinto cercherei i miei autori preferiti o quelli di cui ho letto qualcosa mentre forse questa fiera dovrebbe appunto servire per conoscere nuovi autori (o almeno in questa chiave io la troverei utile) ma pescare a caso tra nomi sconosciuti non è molto facile. Decisamente, per scoprire nuovi talenti, meglio leggere questo blog comodamente da casa propria, vuoi mettere? :P

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