A che punto siamo con il festival dell’inedito?
Riassunto delle puntate precedenti.
Il 30 marzo, dopo circa ventiquattro ore di silenzio sui social network, su Facebook compare nella pagina del festival il seguente avviso:

Carissimi, quanti siete! :)
Eccoci! Non siamo fuggiti! Abbiamo letto e raccolto tutti i vostri commenti e suggerimenti. Siamo, infatti, convinti che un evento complesso come quello che vi stiamo proponendo cresce, migliora e si perfeziona anche ascoltando la voce critica, purché costruttiva (e non maleducata!) di chi dissente. Ci prendiamo ancora qualche giorno per riflettere su come migliorare i punti più discussi della nostra proposta e speriamo, entro la settimana prossima, di riuscire a sottoporvi una versione rivista del Festival che però non tradisca la sua natura e cioè quella di un evento creato per promuovere, sostenere e festeggiare la creatività dello scrivere in ogni sua forma. Buon week end!

Tralasciando il “carissimi” che, come qualcuno ha fatto notare, rischia di far scivolare la cosa nel comico involontario e la richiesta di critiche costruttive (voglio dire, se ti sta per investire uno tsunami di acque nere, non è che dici al suddetto tsunami: “Per cortesia, non spettinarmi”), sapere che stanno lavorando per sottoporci la versione 2.0 del festival mi consola.
Il primo aprile non accade nulla (le burle le avevano esaurite).
Dal 2 aprile il sito del festival è inaccessibile e, infatti, compare sulla pagina di Facebook il seguente messaggio:


Viene pubblicata anche una dichiarazione di Alberto Acciari, ideatore dell’evento, che puntualizza alcuni aspetti (giudicherete voi leggendo) e, tra le altre cose, ribadisce:

Il Festival è un’iniziativa privata. Non si avvale di soldi pubblici e se fa qualcosa a favore della letteratura la fa per sua spinta, suoi investimenti (un Festival non è un premio, ha spese organizzativa dieci volte superiori), con l’aiuto di aziende sponsor ed una piccola quota pagata dai partecipanti.

Ma davvero qualcuno pensa che 600 euro siano una piccola quota?! Senza contare che, se uno si inventa una macchina organizzativa onerosa, e ha come obiettivo quello di aiutare gli esordienti (favorire la letteratura mi pare un tantino impegnativo), non dovrebbe pesare troppo sui suddetti per racimolare fondi. Se no che razza di aiuto sarebbe?
Intanto scrittori, blogger, giornalisti e lettori sollevano la questione in rete: Andrea G. Colombo, Poetarum Silva, Tropico del Libro, Kultural, Ufficio ReclamiEditor in Maniototo, Scrittori in Causa, Michela Murgia, Roberto R. Corsi, Carusopaskoski… e molti altri (e mi scuso per quelli non citati ma sono, appunto, tanti).
Il 2 aprile, minima & moralia decide di pubblicare una lettera indirizzata, tra gli altri, al Sindaco e Assessore alla Cultura Matteo Renzi, opponendosi all’evento. Perché? Il problema non è tanto il festival in sé, o i costi eccessivi, ma è soprattutto legato all’idea di cultura sottesa a manifestazioni di questo tipo.
La domanda, insomma, è la seguente: come è possibile che una città come Firenze non trovi 2500 euro per salvare Firenze Poesia. Voci lontane-Voci sorelle, che rischia di morire, e non faccia un plissé quando si tratta di appoggiare un progetto che, con la promessa di dare voce ai talenti sommersi, ha un evidente scopo di lucro?
Il 3 aprile, mentre la rete è in fermento, la notizia comincia a girare anche sulla stampa. Apprendo da Fulvio Paloscia su la Repubblica Firenze, che il sito web del festival:

è stato oscurato per riportare le nuove tariffe, ritoccate verso il basso. Si parla di un’iscrizione di 120 euro per i romanzi e 80 per i racconti mentre lo step successivo viene abbassato a 200 euro (180 per i racconti), più una quota speciale per gli under 25, 150 euro.

Insomma, signori miei, se così fosse (il sito è ancora inaccessibile) il tutto si risolverebbe con un gentile sconto da parte di Alberto Acciari che ha dichiarato:

“Ho letto le discussioni riguardanti il Festival dell’Inedito, sulla sua impostazione e i costi. Alcuni suggerimenti sono stati percepiti e ci hanno aiutato a migliorare il nostro lavoro, di altri commenti mi dispiaccio perché non è stata colta la vera natura della manifestazione, ridotta a momento commerciale. Questo evento”, spiega Acciari, “nasce per rispondere a un problema reale: in Italia, moltissime persone che hanno idee in letteratura non riescono a farsi leggere e ad avere un tramite presso il sistema editoriale. La nostra proposta è totalmente innovativa, la prima nel suo genere a livello europeo, perché impostata come un Festival e non come un premio; la natura dell’evento permetterà a tutti i partecipanti di trovare spazio e visibilità, a prescindere da una eventuale pubblicazione, per conoscere editori, farsi leggere dalla gente, avere un giudizio critico dei manoscritti da stimati professionisti e, appunto, nel caso dei migliori, trovare un editore. Non parliamo di promesse ma di fatti, come dimostra la lunga lista di partner che ha deciso di legarsi a noi per questa iniziativa”.

Viste le affermazioni – nonostante la millantata riflessione circa le critiche sollevate – pare che gli organizzatori del festival fingano di non aver capito.
E se vogliono lavorare (diciamo così) con le parole, dovranno anche imparare a usarle.
Noi avremmo ridotto la manifestazione a “momento commerciale”?
Se avessero chiesto 50 euro e non 600, loro non avrebbero ridotto l’intera operazione a festival dell’incasso! Poi ci dicono che il problema per un autore è farsi leggere e avere un tramite presso il sistema editoriale e che loro sono lì per questo, cioè – cito – per far trovare spazio e visibilità a un talento, a prescindere da una eventuale pubblicazione.
Tutto chiaro? No? Facciamo una magia: traduciamo.
Il festival dell’inedito si fonda sulla falla, spaventosa, che sussiste tra domanda e offerta, cioè tra le proposte creative e la possibilità che queste trovino una qualche forma di collocazione. Detto in soldoni: ci sono chili e chili di idee (buone e pessime, ovvio) che fanno la muffa nei cassetti dello Stivale. Ed ecco la trovata: troviamo una buona location, degli sponsor tosti e organizziamo una manifestazione nella quale permettiamo ai creativi di proporre le loro idee. Poi se qualcuno pubblica, tanto meglio. Essendo un servizio, lo facciamo pagare. E siccome sappiamo che la gente spende con l’Eap migliaia e migliaia di euro, noi ne chiediamo solo 600. L’innovazione sta nel non garantire la pubblicazione ma una occasione di condivisione del desiderio di pubblicazione.
Solo che è arrivata una caterva di critiche.
Una seccatura, certo, ma avranno pensato: il problema tra domanda e offerta c’è, è tangibile; perciò se ritocchiamo le cifre a ribasso, la possibilità che offriamo agli esordienti sembrerà ancora più a portata di mano. E, soprattutto di questi tempi, se trovi una possibilità trovi un tesoro.
E non si deve essere degli squali del marketing per ammettere che “la fabbrica delle idee” sia un terreno fertile per lucrare.
Quello che si sarebbe potuto dire fin da subito?
La nostra è una società di servizi e cercheremo di offrirne uno ottimo. E qui spiegazione dettagliata di tutte le possibilità offerte al creativo di turno e del meccanismo (senza uscite del tipo Excalibooks, “la più grande libreria online”, forse vi pubblicherà, forse vi darà visibilità, forse vi darà visibilità e pure la possibilità di vendere il vostro ebook, tutto nella stessa oscura frase). Magari promettendo anche, in caso di annullamento dell’evento, il rimborso totale delle quote versate ed evitando di “consigliare” agli autori di tutelare le proprie opere con la SIAE, annoverando il direttore generale della suddetta nel comitato dei garanti del festival.
Ecco, speriamo almeno che i “ritocchi” al regolamento riguardino questi punti. Attendiamo la messa online del sito per accertarcene.
Discorso diverso per le istituzioni che hanno il dovere di prendere una posizione: favorire eventi e progetti che investano e diano reale spazio ai talenti (tutti, non solo quelli con i quattrini) o favorire chi concede la parola in base al portafoglio?

Continua…

* A proposito di domande: giorni fa Daniela Veneri, basita, mi ha chiesto su Facebook se “per essere letti, ascoltati e forse pubblicati” quasi 700 euro (lei ha arrotondato per eccesso) fossero un prezzo equo. Così ho conosciuto il Festival, grazie alla sua semplice domanda. Quella di una autrice, non di un editor, un agente, uno scrittore o un blogger. E non è certo la sola.

»

  1. […] una bella levata di scudi nei confronti di questa bislacca iniziativa. Trovate un bel riassunto a questo indirizzo. L’ondata di sdegno è stata tale da obbligare l’organizzazione prima a un salto […]

  2. julka75 scrive:

    Grazie per la citazione, anche se io ne ho solo accennato marginalmente. Meditavo di dare spazio alla questione sulla scenggiatura nella rubrica Gli Annunci Possibili di questo venerdì. Ma la notizia dell’abbassamento dei prezzi a ‘solo’ 120 euro e 200 per i selezionati, mioddio, è proprio l’uovo di colombo, eh. Adesso sì, che mi sento davvero ascoltata nelle mie critiche e nel mio disappunto! Porca miseria, se han capito (o fatto finta di capire) le proteste!
    Vado ad affilare il machete, è meglio.

  3. carusopascoski scrive:

    Grazie anche da parte di carusopascoski per la citazione. Ottima la metafora iniziale dello tsunami. Naturale che le proteste veementi (critiche costruttive, buahahah!) abbiano portato a un ripensamento dell’iniziativa modificando il parametro fondamentale di questo festival letterario (licenza poetica): i soldi. Non ci si può aspettare altro da persone abituate ad agire con il mondo esterno e con gli altri esclusivamente attraverso i soldi, unico valore di riferimento, e così il loro modo di venire incontro alle persone (fosse genuino, ma lo dico e mi sputo in faccia solo per averlo pensato) è abbassare la richiesta economica. Per loro il dado è tratto.
    Ripeto ciò che ho già scritto sul blog: il vero scandalo non è l’ennesima trovata dei soliti noti dell’editoria per infinocchiare il manipolo di ingenui di turno, ma che un comune, una amministrazione pubblica, incoraggi, sostenga, sia protagonista e metta la faccia in una operazione che è talmente indecente che nessuno dei tanti editori a delinquere sinora si era spinto a tanto.
    Ieri ho proposto di invadere stasera la Pergola dove il Renzi presenta il suo nuovo libro (abuso di licenze poetiche, lo so) ad alcuni firmatari della celebre lettera. Mi è stato risposto che è meglio di no, che ci vuole buon senso e blablabla. La mia domanda è stata: perchè scrivere una lettera in primis al sindaco per un incontro pubblico e quando l’incontro pubblico c’è ed è imminente lo si evita?
    Mi rispondo da solo: intellettuali di oggi, idioti di domani. Spero di sbagliarmi, naturalmente. E rilancio l’idea: perchè non andare stasera ed alzare la manina, leggere la letterina e sentire cosa il destinatario della lettera sa rispondere della cosa? E’ un atto così estremo intervenire a un incontro pubblico oppure abbiamo già tutti aderito all’ideologia dei comizi chiusi in stile PDL a Firenze?
    Perdono per la estenuante lunghezza del commento e i miei migliori auguri a Bookblister per il seguito di questa indagine, sicuramente l’atto più concreto ad oggi tra tante velleità e discorsi belli tondi e ragionevoli di cui sopra. E, naturalmente, un grazie grande così da carusopascoski.

  4. inesmak scrive:

    Chiara
    davvero i più sinceri complimenti per il lavoro che stai facendo (lo affermo non perchè sia incline agli elogi ‘alliscianti’, non ne avrei motivo). Buon lavoro

  5. Catherine scrive:

    Chiara, grazie del tuo lavoro brillante e ostinato. Ho diffuso il più possibile la notizia di questo inedito festival… Vorrei fare altre considerazioni, ma sarebbero troppo lunghe, sul fatto che le amministrazioni, gli enti, le strutture ufficiali coprono e legalizzano sempre più spesso queste ambigue operazioni; è ad esempio un metodo molto diffuso – e da tempo – nel campo delle arti plastiche e questo avviene ai massimi livelli (il Louvre, per citarne uno). Leggere “L’inverno del cultura” di Jean Clair che descrive chiaramente questo meccanismo dell’inganno e della speculazione.

    • Ciao Catherine!
      in effetti qui chi ci fa la figura peggiore sono gli enti che hanno patrocinato e messo la propria “faccia” per sponsorizzare un evento a dir poco dubbio. Mentre ci sono persone serie che organizzano eventi seri e che hanno davvero il problema di sopravvivere (essendo così sciocchi da farli gratuiti fedeli al concetto della gratuità della cultura).
      Grazie per il titolo che citi, se fossi una schiavista di lettori ti chiederei di farmi una recensione visto il tema bellissimo ;-)
      A presto!

  6. Daniela scrive:

    Grande Chiara grazie della citazione. mi rimane un’altra domanda dentro: quanti si sonno fatti la mia stessa domanda prendendola come l’ennesima fabbrica dei soldi e quanti hanno pensato che fosse la normalità o magari si vergognano di fare ad altri quella domanda. Io mi ritengo estremamente fortunta ad avere il tuo contatto,nn sto sviolinando,riporto il fatto che esiste una voragine tra chi nn è addetto ai lavori e chi lo è. te ne saresti anche potuta disinteressare della faccenda invece…giusto per ridere sai perchè ho messo anche sul mio blog più di 630euro? Perchè ci ho messo dentro il viaggio ed il vitto e alloggio per 3gg…tranquillamente si và verso il millino…grazie ancora

  7. jacoponinni scrive:

    aggiornamenti da Firenze: la Siae si defila, Mondadori e Rai vista la mala parata e il totale dissenso da parte del mondo degli scrittori (ma pensavano che si era tutti scemi?) dichiarano che se non si toglie la quota non se ne fa nulla e anche Scurati sembra via via scomparire. Non esultiamo, perchè l’obiettivo non è la demolizione di un evento ma il capire quanto questa giunta ci tenga veramente alla cultura. Domani alle 14 un gruppo di firmatari si incontrano con l’assessore.

  8. […] popolare sul web sta cambiando rapidamente lo scenario. Come si legge ancora dall’egregio BookBlister, la voce della squallida iniziativa in esame si è rapidamente diffusa. Come riporta uno dei […]

  9. alez scrive:

    sul corriere della sera di oggi, a parte la misera difesa di acciari, carlo d’amicis rilascia una minima dichiarazione dicendo che si dispiace per aver aderito al festival senza essersi interessato a capire cosa fosse e che sì, lo trova un po’ troppo caro – ho provato a contattarlo per un’intervista alla radio ma non mi ha risposto.
    però qualcosa si muove.

  10. Tales Teller scrive:

    […] un Festival non è un premio, ha spese organizzativa dieci volte superiori […]

    Quest’uomo è un acerrimo nemico dell’aritmetica.
    Facendo i conti della serva (con i numeri che lui proponeva) i miei conti davano un incasso di quasi 190.000 euro (a cui andavano sommati ancora tutti i 130 + Iva di chi fosse stato ritenuto non idoneo).

    Parla di DIECI VOLTE?

    Due milioni di euro per un festival di tre giorni? Sala grande del Louvre, per spuntino frittatina di uova di dodo e nei bagni carta igienica in lamina d’oro? O_O

    Passatemi il termine non particolarmente corretto, ma adeguato a rendere l’idea: “Somma perplessitudine”

  11. Daniela scrive:

    CHIARAAAAAAAAAAAAA…iea abbiamo fatta!

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