Con un sacco di rape invernali sulla schiena, Lov Bensey si trascinava a fatica, affondando fino alle caviglie nella sabbia bianca della via del tabacco, devastata dalle piogge. Per rimediare quelle rape aveva dovuto sgobbare, e non poco; andare e tornare a piedi da Fuller era una faccenda lunga e faticosa.
Il giorno prima, Lov aveva sentito dire che da quelle parti c’era un tizio che vendeva le rape a cinquanta centesimi il sacco, perciò si era alzato di buon’ora ed era partito con mezzo dollaro in tasca. Aveva già fatto più di dieci chilometri e gliene mancavano ancora due abbondanti per arrivare a casa sua, vicino alla carbonaia.
Quando Lov posò il sacco e si fermò davanti alla casa c’erano già quattro o cinque Lester in piedi nell’aia, che lo guardavano. In realtà lo stavano spiando da quando un’ora prima era apparso in cima alla duna, a tre chilometri di distanza. E adesso che era arrivato a tiro erano pronti a impedirgli di portare via quelle rape.
Lov però aveva una moglie da sfamare, oltre a se stesso, ed era deciso a non permettere a nessuno dei Lester di avvicinarsi troppo al suo sacco. Di solito, quando passava da quelle parti con un sacco di rape o di patate dolci, o con qualunque altra provvista, lasciava la strada a cinquecento metri dalla casa e faceva il giro largo attraverso i campi, per tornare sulla via del tabacco solo a distanza di sicurezza dai Lester. Quel giorno, però, doveva parlare a Jeeter di una cosa molto importante, perciò si era avvicinato alla casa più di quanto avesse mai fatto prima, se portava con sé delle rape o delle patate dolci.
La moglie di Lov era la figlia più piccola di Jeeter Lester, Pearl. L’estate prima, quando l’aveva sposata, aveva soltanto dodici anni.
Sotto lo sguardo vigile dei Lester, Lov si bloccò in mezzo alla strada. Si era lasciato scivolare il sacco dalla spalla, ma lo teneva stretto e chiuso con tutte e due le mani. Negli ultimi dieci minuti nessuno nell’aia aveva cambiato posizione. Aspettavano tutti che fosse Lov a fare la prima mossa.
Se Lov era arrivato davanti casa loro e si era fermato, doveva avere i suoi buoni motivi; altrimenti si sarebbe tenuto a debita distanza. Voleva parlare a Jeeter di Pearl.
Pearl si guardava bene dall’aprir bocca. Non diceva una sola parola, per quanto Lov tentasse di persuaderla, o per quanto si infuriasse; quando lo vedeva tornare dalla carbonaia correva a nascondersi, e se lui la trovava, riusciva sempre a svicolare e fuggiva di gran carriera nei campi di saggina. A volte restava là fuori tutta la notte e rientrava solo la mattina dopo, quando Lov era già tornato al lavoro.
D’altronde, Pearl non aveva mai parlato in vita sua. Non perché non ne fosse capace, ma perché non le andava. Quando era ancora a casa Lester, prima che Lov la sposasse, si teneva sempre in disparte e capitava spesso che non aprisse bocca per giorni interi. Solo sua madre, Ada, era riuscita a parlare con Pearl, cavandone appena qualche monosillabo di tanto in tanto. E del resto Ada era fatta allo stesso modo: aveva cominciato a parlare spontaneamente soltanto da dieci anni, e prima di allora Jeeter aveva avuto con lei le stesse difficoltà che adesso Lov trovava con Pearl.

La via del tabacco, Erskine Caldwell, traduzione di Luca Briasco, Fazi Editore, p. 217 (18,50 euro)

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