Fare l’editore è un mestiere un po’ folle. Se poi il matto in questione pensa pure di guadagnare qualche quattrino, vince all’istante un biglietto di sola andata per un centro di recupero. Eppure – nonostante la crisi, le rogne politiche e le iatture dei maya – sono tanti i coraggiosi (e non mi riferisco ai giganti del settore) che ogni primo gennaio accettano la sfida e scendono in campo. Mettendo sul piatto un progetto e i propri denari. Andando a caccia di titoli di qualità che abbiamo le carte in regola per interessare il lettore. Facendo il proprio mestiere, insomma.
Ci sono. Basta andare a cercarli.
E allora, se tu che leggi sei un esordiente, devi capire se vuoi investire su di te o su un’improbabile realtà editoriale. A meno che il tuo obiettivo sia fare della beneficenza. Perché pagare per pubblicare è come andare a casa di qualcuno e fargli le pulizie, il bagnetto con tanto di barba pelo e contropelo, cucinargli un lauto pranzo e poi, sull’uscio, ringraziarlo per la bella giornata trascorsa e allungargli una mazzetta da duemila euro. Duemila, se ti va bene.
Ma hai mai controllato dove finiscono i tuoi euro?
Nell’elenco qui sotto trovi una serie di costi che, da chi chiede contributi, sono considerati a carico dell’autore.
Ecco le spese pazze!
1. Obbligo di acquisto copie: non vorrai mica che l’editore faccia il suo mestiere solo soletto?! Suvvia, compra il tuo lavoro, che ti costa? (Cara, ogni copia ti costerà cara, anche sette volte più di quello che la pagheresti a un bravo tipografo)
2. Correzione bozze: non vuoi i refusi? Pignolo!
3. Editing: una storia ben congeniata in effetti aiuta a vendere il libro, basta che paghi e vedrai che qualcuno una letta al libro te la da…
4. Impaginazione: i capitoli son buttati là a casaccio? Non temere, risolveranno anche questo problema da nulla (forse).
5. Immagine di copertina: che vuoi che sia, è solo la prima cosa che si nota in un libro.
6. Stesura della quarta e delle alette: parole parole parole, canterebbe Mina e poi, se non vuoi spendere per la seconda cosa a cui si bada in un testo, puoi scriverti i testi da te; Trapattoni immagino direbbe qualcosa come you sing it and play it too (insomma, te la canti e te la soni).
7. Codice ISBN: ovvero la carta d’identità del libro, un semplice codice numerico che identifica nel mondo ogni testo editato; sborsare per averlo è come comprare delle scarpe e pagare un sovrappiù per le suole.
8. Bollino Siae: permette il controllo delle copie vendute, di norma ti tocca pagare l’apposizione del suddetto bollo ma i costi sono irrisori.
9. Spese annuali di rendicontazione: purtroppo, a oggi, non mi è chiaro di cosa diavolo si tratti; ho il dubbio che ti facciano pagare pure le spese di segreteria.
10. Distribuzione: un testo che non arriva dal libraio è come se non esistesse; e no, tu che porti i libri con te e li vendi alla prima occasione non significa avere una distribuzione capillare.
11. Promozione: hai presente quella persona che rompe le scatole ad altre persone parlando del tuo libro, del perché valga la pena, non solo leggerlo, ma pure recensirlo? Quella che ti organizza gli eventi e le presentazioni? Che sa se in una piccola radio o tv c’è uno spazietto che fa al caso tuo? L’ufficio stampa è una delle chiavi del successo di un libro, mica un optional.
Bene. Ecco la grande notizia: se sceglierai una casa editrice degna dell’appellativo, non dovrai sborsare nulla. Perché tutte le spese dell’elenco appena stilato saranno a carico dell’editore, alias imprenditore, che essendo vecchio stile guadagnerà sul tuo libro e non grazie alla tua incauta generosità.
Anzi, oltre alle percentuali sulle vendite, c’è pure il rischio di incassare un anticipo (se sei un esordiente, non ti aspettare le cifre di Stephen King, ma anche dieci euro danno i brividi quando te le sei guadagnate con il tuo libro).
Provarci, è il caso di dirlo, non costa niente.

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  1. Adelmo69 scrive:

    Hai proprio ragione, purtroppo chi utilizza gli editori a pagamento il più delle volte pensa che questo sia l’unico modo per farsi pubblicare. F-A-L-S-O! Prima cosa l’esordiente deve porsi la spinosa domanda: ma quello che ho scritto interesserà a qualcuno? Sembra ovvia ma assicuro che ogni scrittore ha la certezza di avere appena scritto un capolavoro, ecco, in questi casi, consiglio di far leggere il “capolavoro” a terzi non affettivamente coinvolti, meglio ancora a un editor, tranquilla Chiara non voglio farti pubblicità occulta, non ne hai davvero bisogno, ma solo dire che un editor vede le cose in maniera oggettiva e può darti consigli utili, almeno per me è stato così, piccolo inciso io trovo che un editing ante presentazione alla casa editrice, quindi a carico dello scrittore, possa essere utile per rendere il prodotto ancora più appetibile. Secondo, se superato brillantemente il primo step, di editori anche piccoli ce ne sono davvero tanti e se ci si attrezza con un agente vedrete che vedrete il vostro sogno avverarsi.

  2. BookBlister scrive:

    Adelmo ti assumo per fare l’esordiente a tempo pieno ;-)
    Non è facile esordire, ma vale la pena giocarsi al meglio le proprie carte!

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