A te che vuoi fare lo scrittore (famoso)

Coltello tra i dentiCon tutte le professioni fighe e degnamente remunerate proprio questa vorresti fare? Sii serio, ci sono più possibilità di successo vendendo gabbiette per uccelli costruite con gli stecchi dei ghiaccioli.
E poi: diventare famoso?!
Fai mente locale. Quanti autori conosci che sono diventati famosi perché hanno pubblicato un libro? Quanti tizi famosi conosci che hanno anche pubblicato un libro?
Ecco. Appunto.

Quindi, se sei Nessuno, devi avere davvero una buona storia.
Poi devi scriverla. Correggerla. E la devi rileggere N volte ( = numero tendente all’infinito + 1). Poi te la devi dimenticare, così potrai rileggerla altre migliaia volte. E a quel punto arriverà qualcuno – magari un editor – che ti dirà che “no, non va bene qui e non va affatto bene lì”. E qui e sono esattamente la prima e la seconda cosa che preferisci del tuo romanzo. Allora ti toccherà tagliare. Cioè buttare via. Cioè prendere il tuo tempo, le tue intuizioni geniali, le tue perle creative e gettarle nel cestino e cliccare “svuota”. Perché ciò avvenga, ti toccherà riconsiderare i tuoi parametri di “bello” e “necessario”. E sfidare le leggi della fisica: dovrai essere profondo ma lieve, emotivo ma senza farti coinvolgere troppo, parlare di te ma evitando gli autobiografismi, emozionare mantenendo lucidità…

Se sarai sopravvissuto, sperimenterai la totale assenza di appigli. Come scalare una parete grado XI bendato. Perché se quello che credevi bello, era brutto, quello che ti fa – ammettilo – un po’ schifo? Per non parlare della roba che galleggia nel mezzo.
Allora se sarai troppo sollecito, toglierai cose buone “ma che hai fatto?! Era meglio prima!” dirà l’editor – lo stronzo, d’ora in poi –; e se non toglierai nulla, schiacciato dall’ansia da prestazione, ti sentirai dire che “non collabori e se non collabori è tutto inutile”.

Riuscirai a digerire anche questo perché sei tignoso o incosciente o masochista, vedi tu. Magari adesso avrai pure un agente (ci hai messo tre anni a trovarlo, e tu che credevi che il difficile fosse pubblicare!) che farà girare il tuo libro tra le case editrici.
Le risposte degli editor – che il tuo agente ti inoltrerà solo e sempre di venerdì sera, così da allietarti il weekend – saranno degne della Pizia.

  1. Bellissimo! Ma non sapremmo in che collana collocarlo.
  2. Bellissimo. Ma la faccenda del cane e dell’incidente non ci convince. (Due cartelle su 375.)
  3. Bellissimo… Ma ne abbiamo appena pubblicato uno simile (li terrai d’occhio, ma a parte il fatto di pubblicare testi in italiano non rintraccerai altre affinità con il tuo libro).
  4. Bruttissimo. Lo stile però è sopraffino, la voce convincente e la trama ben congeniata.
  5. Bruttissimo. Ma aspettiamo il prossimo.
  6. Il libro è perfetto, è il nome dell’autore che proprio non va.

Incredibilmente una casa editrice si dimostrerà interessata. Non sarà un gigante ma neppure un microbo. E dovrai ricominciare da capo la trafila delle letture e correzioni.
Nulla sarà davvero iniziato, però. Perché tutto parte sul serio solo quando arriverai in libreria per interposto oggetto, rilegato e dotato di copertina. E ti domanderai come hai fatto a sussistere finora, senza un ufficio stampa che comunicasse al mondo tutto la tua esistenza, con una pirotecnica bio comprensiva di foto e frasi tanto illuminate da essere degne delle virgolette.

Come andrà a finire mica lo sai.
Però, con l’euro (arrotondato per eccesso) che guadagnerai a ogni copia venduta, al massimo potrai offrire qualche giro di spritz agli amici. Amici che non avranno comprato il libro, quello si aspettano che glielo regali (se no “che cazzo di amico spilorcio sei!”).
Perciò, dopo essere entrato nell’ennesima libreria con fare furtivo, dopo aver chiesto una copia del tuo libro per verificare se c’è e dove è piazzata, dopo aver spostato una piletta di testi in bella vista (credendo che il libraio non ti abbia notato… no, figurati, oggi sei solo il 999esimo autore che fa lo stesso giochetto), dopo averne comprata una per sostenere la causa, andrai a lavorare.

L’assedio (dolce) di #BCM14

C’era mezza filiera editoriale stamattina a palazzo Marino (l’altra metà non è riuscita a entrare) per la conferenza stampa di BookCity Milano 2014, la manifestazione milanese dedicata al libro e alla lettura, arrivata alla sua terza edizione.
BCM14E oltre alla folla (niente buffet, signori, non pensate male), c’era un’atmosfera frizzante. Nonostante la crisi, l’editoria nel balordone, i non lettori, i troppi libri, i brutti libri, i precari, gli editori che non pagano (mai), quelli che pagano male, quelli che falliscono e riaprono e continuano a non pagare… si avvertiva parecchio entusiasmo, sì.
Contagiata da questo ottimismo, farò la brava e non mi lamenterò come al solito (o quasi).

Il programma di questa edizione, che si terrà dal 13 al 16
novembre, è fittissimo (c’è una guida alla consultazione, fate voi). Gli eventi sono oltre 900. Per non affogare in questo mare magnum, oltre alla guida della guida, potete consultare il programma attraverso gli otto temi portanti: narrativa e poesia, corpo, pensiero, società e territori, immagine, spettacolo, mestieri del libro e bambini.

Il 13 novembre è la giornata riservata alle scuole e alle università: gli eventi in programma sono più di un centinaio e non si dica che insegnanti e allievi non si danno da fare. Per tutti gli altri si parte alle 19.30 (sempre il 13), al Teatro Dal Verme, con David Grossman che inaugurerà la manifestazione. Lo scrittore riceverà in dono il “sigillo della Città”. Non ho idea di che diamine sia ma la cosa ha un che di apocalittico… il granbook_city_milano finale sarà affidato a Dario Fo (domenica 16 alle 20.30) al Teatro Studio Mariangela Melato.
Come nelle edizioni precedenti il castello Sforzesco sarà la casa base di BookCity e nel cortile delle Armi verrà allestita la libreria. Le location coinvolte saranno ovviamente moltissime (chi verrà da fuori rischia pure di scoprire che Milano è una bella città, tutto dipende da dove la guardi).
Per suggerirvi un BookBlister-percorso alla manifestazione c’è tempo, però #AprimiCielo di Bergonzoni non lo perderei. E fate in modo di scoprire di persona l’iniziativa #zanzaunlibro che, a dispetto del nome, è un progetto sociale: se comprate un libro, lo donate alle biblioteche di San Vittore.

Piergaetano Marchetti
ci ha tenuto a ribadire che l’assedio di #BCM14 sarà dolce. Ma a me – trattandosi di storie, libri e lettori – sta bene pure un accerchiamento feroce! E dopo una sentita e deliziosa presentazione – ho udito parole come “bisticcio” e “sbarazzino”! – ha ribadito che: «Non non c’è nulla come aumentare il patrimonio culturale per rendere la società più coesa (…) e il libro è una occasione per affrontare problemi e declinare dibattiti». È un ottimista e io mi accodo al suo mood sperando che, prima o poi, venga il tempo per le soluzioni. Milano è stata definita la marchetti--400x300capitale del libro e della lettura e lì un brivido l’ho avvertito, ma oggi la mia fiducia nel futuro è incrollabile, quindi Capitale sia! Di certo in Lombardia non mancano le case editrici – sono oltre 600 – e Adriana Mavellia (consigliera della Camera di commercio di Milano) ha snocciolato cifre da brivido: sono 3600 le imprese milanesi legate alla stampa, un comparto che impiega 23mila addetti. Insomma dalle mie parti pare non si faccia altro che libri! Ma oltre a farli, i libri, qualcuno lo compriamo pure: nel 2013, nella mia città sono stati spesi 172 milioni di euro tra libri, giornali e riviste (i libri di testo sono esclusi).

Tornando alla manifestazione: grazie al cielo ci sarà spazio anche per il digitale. Ebook, tablet, app, interfacce… insomma si guarda anche al presente (no, il futuro sarà ben altro, e se non ci diamo una mossa saremo preistorici).
Se avete dei dubbi sul venire o no, sappiate che Campari è uno degli sponsor (#piùspritzpertutti) e che gli aperitivi letterari abbonderanno.
E per chiudere in bellezza: “La lettura è un atto d’amore verso se stessi”. Quindi, amatevi più che potete!

Emiliano Corrieri: merito delle risate!

1959222_10203341333205155_125184870_nSì, delle risate, quelle mi hanno spinto a crederci. Sembra una contraddizione, ma è andata così. E a trentaquattro anni, sposato e con due figli, mi sarei aspettato di tutto tranne che pubblicare un libro!
Sono nato a Verona, la città in cui vivo e fin da bambino ero tormentato dalla curiosità e da mille interessi. Tanto che, in breve, mi sono trovato capace di fare un po’ tutto, senza saper fare veramente bene nulla…
Qualche anno fa, ho capito che nella mia vita di metalmeccanico, marito e papà c’era sempre meno tempo per la chitarra e il mio duo acustico, e la voglia di creare cominciò a premere per trovare qualche altra via di fuga.

Scrivere mi venne naturale, così come disegnare ma inizialmente senza alcuna velleità.
Ogni volta che presentavo le mie cose a parenti e amici era tutto un: “Perché non fai un libro?” “Pubblicalo!” “È divertente!”
Perché no? mi dissi. Ci dovevo provare.
Dopo avere raccolto e messo in ordine il materiale che ritenevo migliore, decisi di lanciarmi nell’avventura.il-rimorso
Sì, ma come?!
I problemi principali erano la mia totale ignoranza riguardo al mondo della carta stampata (nella vita piego la lamiera) e la difficoltà che trovavo anche solo nel descrivere il mio lavoro a un potenziale editore.
Tra le mani, infatti, stringevo una sorta di satirico bestiario moderno che, insieme con le parole, aveva bisogno delle immagini per essere fruibile.
Seguirono decine di porte in faccia, estenuanti perdite di tempo e altre rogne. Ma non vi tedio.

Forse per esorcizzare le mie sconfitte, decisi di depositare il marchio “Fantabestie” e creare una linea di abbigliamento dedicata.
Quindi mi ritrovai con partita iva e tutto il resto e definii un primo lotto di t-shirt da vendere nei negozi e durante le presentazioni del libro.fantabestie
Beata incoscienza! I sogni svanirono presto dopo essersi schiantati sulla mia profonda inesperienza, senza contare la crisi del settore a dir poco deprimente.
Nonostante questo, rimanevo convinto che il mio libro comico avesse un potenziale e che fosse solo questione di tempo.
Una passeggiata, insomma!

Decisi per il selfpublishing ma senza successo alcuno.
Solamente poco prima di gettare la spugna tentai la strada, forse, più logica: contattare le agenzie letterarie.
Allora cominciai a seminare a destra e a manca decine di e-mail, senza crederci neanche tanto.
Finalmente ricevetti la risposta della svolta!
Incredulo, lessi e rilessi il messaggio: mi comunicava che l’agenzia letteraria fiorentina Thesis apprezzava il mio lavoro e decideva di propormi un contratto (gratis, e propongo un applauso alla parola “gratis”) tramite la sua consociata Goware per una prima edizione in formato elettronico da vendere su tutte le piattaforme on-line.

Poco dopo Fantabestie usciva dal cassetto dei sogni, approdava su Rai Radio1 nella trasmissione “Gianvarietà”l-airon-maiden con Gianluca Guidi e “Il Comunicattivo” di Igor Righetti, si faceva un giro (più giri, in realtà), negli studi di TeleArena. Ma, soprattutto, riceveva le recensioni positive di alcuni lit-blogger.

Se mi guardo indietro, non posso che ribadire quello che tutte le nostre guide oneste ci insegnano fin da bambini: chi la dura la vince!
Perseveranza, fiducia, ottimismo tra gli ingredienti del mio minuscolo successo. Ma anche pazienza, un po’ di follia, la voglia di sognare ancora, cercando nei sogni un valido ombrello contro la pioggia della routine che inaridisce il cuore e affoga la gioventù.
L’allegria di essere vivi e non sentirsi incatenati al proprio ruolo di genitore, marito e lavoratore, per essere vivaci e svolgerlo ancora meglio. Essere orgogliosi comunque di averci provato. Avere un talento straordinario e saper scrivere un capolavoro!
Scherzo, ovvio.

Un sequestro, due traditori e poi dritti a Fancuno

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#VOLTAPAGINAToccata e fuga
Toccata e fugaLisa Gardner, traduzione di Daniele Petruccioli, Marcos y Marcos, p. 261 (17 euro)
La perfezione nella vita, si sa, non esiste. E se c’è, dura poco. Prendete per esempio la famiglia Denbe. Vive a Boston, è benestante, Justin – il padre – è un imprenditore di successo, la sua bella moglie, Libby, disegna gioielli e poi c’è la piccola Ashlyn, che piccola ormai non è visto che ha già quindici anni. Tutto bene? Insomma. Tanto per cominciare una sera i tre svaniscono nel nulla. E toccherà a Tessa Leoni, investigatrice privata (una vecchia conoscenza per chi ama la Gardner), scoprire cosa sia accaduto. Perché anche se tutto farebbe pensare a un sequestro – la famiglia è stata prelevata dalla propria casa –, non sono ancora arrivate richieste di riscatto. E più si cercherà di far luce sul caso, più emergeranno segreti e non detti che parlano di tradimenti e legami familiari in bilico. La Gardner è regina del conflitto e non permette al lettore di rilassarsi, in un vortice di disastrosi – per i protagonisti, ovvio – colpi di scena. Perciò preparatevi. Un romanzo per tutti quelli che ne sono certi: credere di conoscere qualcuno è sempre un errore.

Amore dispari#DAGUSTARE
Amore dispari, Divier Nelli, Gallucci, p. 159 (14 euro) anche in ebook (0,99 euro)
Lorenzo Vinci ha 17 anni e sta passando un “bruttissimo momento”. Forse per questo se ne sta alla finestra, aggrappato al suo binocolo a spiare la vicina. Una quasi quarantenne, moglie di un medico facoltoso, e mamma di una bimba piccola. Per capire cosa prova oggi Lorenzo, tocca fare un salto indietro. All’incidente. Perché, alle volte, la vita ti sbatte, letteralmente, nell’esistenza degli altri. A lui è successo per esempio di finire sul cofano dell’auto di Daniela. Un incidente con il motorino e gli è andata pure bene, solo uno spavento e qualche graffio. Però basta poco, degli sms, un invito… e tra i due inizia una relazione, anche se ci sono vent’anni di differenza, anche se Daniela è sposata. Leggete e scoprirete l’angoscioso punto di vista maschile su una storia che pare vecchia quanto il mondo, buona per un pettegolezzo di paese. Una storia che racconta di tormenti, di quella confusione che è pure la pasta di cui è fatto il sesso e il sentimento, una passione travolgente che quando accade sembra non permettere scelta ma poi, guardandosi indietro, si trasforma in dolore indicibile. Eccolo l’amore dispari. Per chi non può fare a meno delle emozioni, pur sapendo che sono materiale esplosivo.

#BELLISSIMIL'assassino-non-sa-scrivere
L’assassino non sa scrivere, Stefano Piedimonte, Guanda, p. 248 (17 euro) anche in ebook (8,99)
C’era una volta un piccolo paese tranquillo. Dove non accadeva mai nulla e non c’era nulla di cui avere paura… a eccezione del bosco di Tre Faggi, dove quasi chiunque ci mettesse piede, passava almeno qualche guaio. Ma ecco che in questo posto, per alcuni un po’ insulso e senza uno straccio di cinema, cominciano a venire ritrovati diversi cadaveri. Fancuno, piano piano e suo malgrado, balza agli onori della cronaca. Il problema è che sui cadaveri vengono ritrovati pure dei messaggi. Totalmente sgrammaticati. A lasciarli il sirial ciller, così si firma il colpevole assassino pure della sintassi. Chi cerca di capirci qualcosa? Un comandante dei carabinieri, acuto e razionale, e un vecchio giornalista prossimo alla pensione. Solo che è difficile fare chiarezza di fronte a un balordo che pare del tutto sconclusionato e irrazionale… le cose non sono però né semplici né scontate come potrebbe sembrare. Piedimonte abbandona i territori esplorati del grottesco e sceglie il noir, inventandosi un mondo per parlarci di quello vero che alle volte fa ridere e altrettante orrore. Per chi ama le fiabe (che se sono buone, son sempre nere, si sa) e va a caccia di narratori autentici.

Il momento di uccidere

coverE per gli Scelti da voi, grazie a Loreta Gripshi per la sua recensione! Dal romanzo che ci racconta, in caso ve lo foste perso, è stato tratto l’omonimo film (A Time to Kill) diretto da Joel Schumacher con Sandra Bullock, Matthew McConaughey, Samuel L. Jackson e Kevin Spacey.

Tonya Hailey sta tornando a casa a piedi dalla spesa, quando due uomini a bordo di un camioncino si accostano e la trascinano con violenza in un campo. La picchiano, la violentano, decidono di usarla come bersaglio lanciandole addosso lattine di birra piene, la impiccano al ramo di un albero ma il ramo si spezza e infine la gettano da un ponte, in fin di vita.
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Alessia Bottone: scrivere è scoprirsi vulnerabili

alessia-bottone_da-nord-a-sud-blogIn principio era il caos ma devo dire che anche adesso non si scherza.
Se ripenso a come ho iniziato, mi viene da ridere e pure un po’ da piangere. Sarò onesta, scrivere un libro è qualcosa di eccezionale, un sogno magnifico ma anche un gran giramento di eliche.
Perdonatemi, il mio stile è questo, anche nei miei libri mi presento così.
Partiamo da quel famoso principio. La mia esperienza di scrittrice è iniziata per caso… e che caso!
Dopo aver perso il lavoro, dopo aver firmato un contratto capestro per iscrivermi a un Master, l’azienda che doveva assumermi, cambia idea e opta per un altro candidato. Mi ritrovo seduta in cucina, a terra per l’esattezza, pensando: e mo’, come lo pago il Master!?

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Fiabe, perversioni e un ragazzino che corre

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#VOLTAPAGINAPer quanto mi riguarda
Per quanto mi riguarda sono sempre innamorato, Sandro Settimj, Mondadori, p. 261 (16 euro) anche in ebook
Ugo è un ragazzo e ha un problema. Un problema con la realtà perché con le fiabe se la caverebbe benissimo. Le legge, le ama, sono la sua passione. E per qualche bizzarria del destino è convinto che donne e fiabe siano un po’ la stessa cosa. Sarà per questo che le donne gli garbano un mucchio. Solo che le donne hanno più a che vedere con la realtà che con le fiabe. E lui, ve l’ho detto, con la realtà qualche problema ce l’ha. Infatti va da uno psicologo per cercare di mettere a fuoco quello che della sua vita non funziona, la su incapacità cronica di comunicare i sentimenti e interpretare i segnali che l’universo femminile tenta di inviargli. Ed ecco che le sedute si trasformano in racconti, episodi della vita di un ragazzo che ha lasciato la sua città, la casa che condivideva con il nonno per diventare un animatore nei villaggi. Dalla padella alla brace, ché in questi non-luoghi di vacanza la concentrazione di donne è spaventosa e con loro quella di guai, finché nella sua vita arriva la creatura capace di inguaiarlo per davvero… Un esordio di un uomo coraggioso perché parla di sentimenti e non (solo) di sesso per tutti quelli che conoscono il valore delle sfumature e no, a sognare non rinuncerebbero. Mai.

Perv#DAGUSTARE
Perv. Viaggio nelle vostre perversioni, Jesse Bering, traduzione di Luca Fusari, Utet, p. 365 (15 euro) anche in ebook
Uno legge il titolo è può pensare di avere per le mani il solito titolo “furbetto” quello che acchiappa lettori parlando di sesso. Questo è invece un saggio che ci parla molto seriamente di deviazioni sessuali e lo fa con un tono leggero. La “voce” è quella di uno psicologo e ottimo divulgatore scientifico che parte da un assunto chiave: quasi tutto quello che si sente dire sul sesso è una bugia. È una bugia perché il sesso non fa solo parte di una sfera privata, ma racconta una parte di noi socialmente discutibile: svela scelte, gusti, propensioni che non sempre ci fanno apparire “bravi, buoni e belli” e così, per non sminuirci, per non essere messi in discussione o sentirci giudicati noi, semplicemente, mentiamo. O, meglio, omettiamo. “A mano a mano che approfondiremo il viaggio alla scoperta di ciò che in segreto ci eccita o disgusta, ti sarà sempre più evidente che ognuno di noi ha una gamma di preferenze carnali unica quanto le sue impronte digitali (…) la gamma delle possibilità erotiche in circolazione è praticamente infinita”. Quindi, aggiunge Bering, “per risolvere alcuni dei maggiori problemi della nostra epoca risiede nello studio amorale del sesso”. Per chi non teme i desideri inespressi, i suoi e pure quelli degli altri.

#BELLISSIMILA ragione per cui corro
La ragione per cui corro, James A. Levine, traduzione di Laura Prandino, Piemme, p. 333 (16,50 euro)
Bingo per tutti è Tappo, perché per un disturbo della crescita sembra ancora un bambino. In realtà di anni ne ha quindici, è un orfano e non ha molte cose per cui essere felice. Vive per le strade di Kibera, Nairobi, e fa il corriere per Lupo. I pacchi che trasporta sono piccoli e contengono polvere bianca e infatti Lupo è il re della droga di Nairobi. Bingo corre per fare le proprie consegne e quando non lo fa alleggerisce le tasche dei turisti arrivati in Africa per i safari. Il resto del tempo lo passa con il suo amico Tonto George – uno che più che parlare grugnisce – e per Bingo è un po’ un mistero: come fa a essere così grasso in un posto in cui non c’è mai abbastanza cibo? Finché un giorno Tappo assiste a qualcosa che proprio no, non dovrebbe aver visto e Lupo lo spedisce in orfanotrofio. Ed è qui che realizza un fatto: la corsa è la sua vita. Ecco la fiaba di un ragazzo alle prese con l’inferno, un piccoletto che con la sua voce e il suo sguardo sul mondo vi farà emozionare e pure sorridere parecchio. Per chi è a caccia di una risorsa per sopravvivere.

 

Valerio Piperata: la presunzione

284395_227067367335928_6116048_nA tredici anni scrivevo poesie melense sulla solitudine e la vecchiaia e racconti su adolescenti suicidi. Pensavo fosse roba buona.
Ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo solo più avanti, a diciotto anni. Era una storia triste brutta e scritta male, con la presunzione e l’arroganza (che adesso quasi rimpiango) di quegli anni. La mando ai più grossi editori italiani. Non ottengo alcuna risposta, com’è ovvio, ma per me a quel tempo ovvio non lo era per niente.
Viro allora su editori più piccoli. Nessuno risponde. Passano sei mesi.
Alla fine a farsi vivo è un piccolo editore abruzzese (non a pagamento, ci tengo), che mi manda la bozza di contratto. Lo avevo contattato perché ci aveva esordito uno scrittore quasi mio coetaneo che mi piaceva molto e di cui avevo seguito tutta la vita editoriale.
Perciò, sembra tutto normale: ho scritto un romanzo, ho un editore interessato che mi propone un contratto, e quindi?
C’era un problema: nel frattempo, in quei sei mesi, io avevo concluso che il mio romanzo faceva così schifo da non meritare una risposta da parte di nessuno degli editori che avevo importunato. Allora ne ho scritto un altro, e per qualche motivo l’ho ritenuto migliore, più fresco, più consapevole e maturo. Stavolta, lo sapevo, era quello giusto. Perciò, con quella consapevolezza presunta, la mail e il contratto dell’editore abruzzese mi avevano messo parecchio in crisi. Che faccio? Pubblico adesso questa storia, che ormai non riesco più neanche a leggere per quanto mi fa schifo, o ringrazio con garbo ed eleganza, rimango in buoni rapporti e gli propongo il mio secondo romanzo?
Nessuno delle due. Semplicemente l’ho messo in attesa e non ho risposto più. Di questo mi vergogno ancora e mi scuso.

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Miracoli, arte e attese

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#VOLTAPAGINALa pace come un fiume
La pace come un fiume, Leif Enger, traduzione di Laura Pugno, Fazi, p. 381 (12 euro)
Siamo in Minnesota negli anni Sessanta. Il protagonista di questa storia si chiama Reuben, ha undici anni e due fratelli: Davy che è più grande e crede di potersela sempre cavare da solo e Swede, otto anni e una passione per la poesia e le storie western. Tutti e tre vivono insieme con il papà Jeremiah. Un papà che da tanti è considerato un perdente, un fallito che è stato pure mollato dalla moglie. Un papà speciale per Reuben, quello che gli ha salvato la vita, un uomo magico, miracoloso. Ma ecco che un giorno Davy se la deve vedere con due teste calde: la contesa degenera e il ragazzo per legittima difesa imbraccia il fucile e uccide gli aggressori. Imprigionato, Davy però fugge. E così il resto della famiglia, a bordo di un camper, comincia a cercarlo disperatamente sperando di trovarlo prima dell’FBI. E sarà proprio nel mezzo delle foreste e delle praterie sconfinate che Jeremiah potrà dimostrare ciò di cui è capace. Preparatevi a conoscere dei personaggi speciali in questa avventura on the road raccontata dallo stesso Reuben. Un libro per chi ne è certo: ciò che accade lo fa per un motivo, bisogna solo avere fede.

curator#DAGUSTARE
Curator. Autobiografia di un mestiere misterioso, Francesco Bonami, Marsilio, p. 143 (16,50 euro) anche in ebook
“Bisogna possedere una buona dose d’ignoranza, una d’incoscienza, un’ottima dose di coraggio, una certa imprudenza e una gran fortuna”. Per fare che? Per fare il curatore. Un mestiere misterioso, come recita il sottotitolo. Non è (solo) la biografia di un lavoro, è la biografia di Francesco Bonami – curatore e critico d’arte – che fa sul serio ma non si prende troppo sul serio e con buona dose di spirito ci regala qualche chicca/segreto del mestiere e giudizi – urticanti alcuni – su colleghi e artisti. Andrete a zonzo per il mondo e per il tempo, scoprendo delle vere e proprie star, sponsor milionari, manager, collezionisti, galleristi, direttori di museo, aneddoti e soprattutto carognate che Bonami ha dovuto digerire nel corso della propria carriera. Quindi, alla fine, cosa sarebbe di preciso un curatore? “Un artista non bravissimo, un collezionista senza soldi, un romanziere così così.” Se avete bisogno di una buona dose di sincerità (sorridente), questo è davvero il libro per voi.

#BELLISSIMIQuando gli uomini sono via
Quando gli uomini sono via, Siobhan Fallon, traduzione di Silvia Bre, Nottetempo, p. 260 (16,50 euro)
Fort Hood è una base militare. Meg, Natalya, Helena… hanno tutte una cosa in comune le donne protagoniste di questi otto racconti: aspettano. Aspettano i loro uomini di stanza in Iraq. Ed è molto difficile pacificare la normalità del quotidiano con questo eterno senso di sospensione. Vivere come niente fosse, pur sapendo che dall’altra parte del mondo proprio marito rischia la vita; trovare la voglia di andare a fare la spesa, cucinare (e non comprare solo cibi non deteriorabili da spedire in un pacco a dodicimila chilometri da casa); lavorare per distrarsi, tutti i giorni, in quello spazio infinito tra una partenza e un ritorno. A queste donne tocca resistere; aggrapparsi a una mail,  all’ennesima telefonata troppo disturbata e alla speranza che tutto vada bene. Mentre gli uomini sono in missione, restano famiglie in bilico, case troppo silenziose, mogli cui manca un appoggio fondamentale. E quando questi uomini tornano, cercano di reinserirsi, cercano di ricordare le regole di una vita civile che ha bisogno del libretto di istruzioni. L’autrice sa bene di ciò che parla, perché è la moglie di un marines e la figlia di un reduce del Vietnam. Per chi si interroga sul senso del dovere (di chi sta e di chi va).

 

BB ringrazia

the-competition-is-not-who-you-think-it-isNon si può dire che io sia attentissima. Certe cose mi sfuggono sistematicamente e arrivo “alla notizia” con improbabile ritardo. Se può consolarvi, di solito non si tratta di libri.
Per esempio: il 12,13 e 14 c’è stata la Festa della Rete, a Rimini, e come di consueto si assegnavano i MIA i  Macchianera Italian Awards. I vincitori sono stati premiati il 13 ma il 17 è stata pubblicata la classifica finale, con tanto di voti e percentuali.
Lo scopro oggi, il 3 ottobre.

mia Macchianera Italian Awards BlogFest 2013Non avevo mai partecipato (essendo BookBlister un book-pulviscolo della rete, mi pareva un tantino azzardato) ma gareggiare mi diverte, quindi quest’anno mi son buttata e via. Polemiche a parte (le categorie, le assegnazioni, i siti non aggiornati…) ho scoperto alcuni blog davvero ben fatti a cominciare da Abbiamo le prove, il vincitore. Non mi dilungo sulla manifestazione perché quando moderi degli incontri, partecipi al premio il rischio marketting è dietro l’angolo. (L’anno prossimo ci torno, però, ché quest’anno ho conosciuto un gruppo di donne meravigliose, altro che incontri ravvicinati del terzo tipo incontri straordinari.)

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Volevo solo ringraziare tutti quelli che hanno dato la loro preferenza a BB ché, anche se si è piazzato solo all’ottavo posto, 1.630 voti a me paiono un mucchio! Oddio, c’è sempre la possibilità che SMM (il sommo e meraviglioso marito) abbia votato per 1.629 volte. Quell’uno che resta no, non è1202045982_f il mio voto (dio che tristezza!) ma una preferenza sudata quanto il Tor des Geants: quella di mia zia, l’unica della famiglia ad avere una vaga idea di cosa sia internet (e un gusto altrettanto vago, chioserebbero alcuni). Credo ci abbia messo 16 ore e 30 minuti per capire come fare, se non è amore questo…
Buon weekend e buoni libri. Che è meglio! (cit. Quattrocchi).

Editing? Lo fanno i lettori!

Earn-Money-TypingFare l’editore è una impresa eroica. Editore pagante, perché di non-paganti ne abbiamo a tonnellate della serie: “Ti piace vincere facile”.
Comunque sia, vista la crisi, per cercare di racimolare qualche euro – senza finire nel baratro dell’Eap – ecco che ci si è appellati pure al crowdfunding: si chiede ai lettori di finanziare il testo (consentendogli di leggerlo in parte o tutto) dando in cambio premi/gadget oltre alla gioia (si spera) di aver contribuito a portare una buona storia in libreria. Libreria? Dipende. Perché in certi casi si tratta solo di dare visibilità al testo. Succede per esempio con bookabook che permette agli aspiranti autori di “creare la tua campagna di crowdfunding”. E se l’autore raggiunge il traguardo (sono disponibili 180 giorni per raccogliere 4mila euro) “bookabook (…) cercherà una casa editrice per il tuo libro. Se non dovesse trovarla porterà il tuo libro in formato cartaceo e digitale direttamente sugli store digitali, assicurandogli una buona visibilità grazie agli accordi tra bookabook e gli store”. Visibilità appunto. In pratica il lettore finanzia un ufficio stampa.

downloadLe frontiere del finanziamento, però, si spingono oltre: parliamo del crowd-editing. Succede in Gran Bretagna, dove la casa editrice Advance Editions ha scelto il manoscritto di Hector MacdonaldRogue Elements, una spy story –, ha messo gratuitamente online una prima parte del testo e ha sollecitato commenti e opinioni dei lettori. Non solo, ha chiesto pure di correggere i refusi, le castronerie, le incongruenze, senza pietà verso le cadute di stile e i passaggi più deboli. Un editing, insomma. L’autore può ovviamente decidere se accogliere o no i suggerimenti.

I lettori-editor che ci guadagnano? A parte la citazione nei credits del libro per i migliori “suggeritori”, si tratta di sconti (il 60 per cento sul prezzo diRogue Elements copertina). Senza dimenticare l’impareggiabile sensazione di contare qualcosa, perché sì, una recensione o una critica messe in rete hanno tutto un altro sapore se si traducono in cambiamenti reali sul testo.

«There’s a huge amount of energy pouring into assessing and reviewing books. My feeling is, and my colleagues agree, that that kind of energy could be doubled, tripled, quadrupled, if the people who are doing those reviews know that there’s a chance that what they say might impact the final shape of the book.» Già i lettori sono una vera forza-lavoro, un peccato sprecarla. “Lavoro” ma che parolona! Diciamo che sono un prezioso “contributo”. Ecco, sì, meglio. In effetti le case editrici hanno giusto bisogno di un po’ di assistenza social.

Bambino 44

Bambino 44E per gli Scelti da voi, grazie ad Aldo Costa: le sue recensioni son sempre speciali!

Prima o poi imparerò a leggere la quarta di copertina e non soltanto i commenti su aNobii. Se lo avessi fatto con Bambino 44 avrei scoperto che non di un libro sui lager nazisti si tratta, ma di un thriller. È un po’ come quando non guardo le etichette e mi lavo i denti con la crema depilatoria.

Però, c’è un vantaggio a non leggere le trame: i libri riservano più sorprese. Se avessi letto la trama, non avrei aperto il libro. Non sarei stato fiondato nell’Unione Sovietica degli anni Cinquanta, in un clima da 1984, nel grigio assoluto, nella paura. Anzi, no, nel clima di terrore che probabilmente non è nemmeno troppo amplificato dallo scrittore americano. Un incipit davvero appassionante e un crescendo di emozioni fino a metà libro.

Purtroppo, la seconda parte scivola nell’incredibile, nel poco probabile e nel grottesco. Quando i protagonisti si trasformano in supereroi, la storia finisce inevitabilmente nel ridicolo e nel banale. Un inizio d’acciaio (stalin) e una fine di merda, che non so come si traduca in russo.

Il che insegna che c’è un vantaggio anche a lavarsi i denti con la crema depilatoria: quando devi scrivere un commento, non hai peli sulla lingua.

Bambino 44, Tom Rob Smith, traduzione di Annalisa Garavaglia, Sperling & Kupfer, p. 444 (10,90 euro) anche in ebook (4,99 euro)

Nonna Rosa, il barbiere e il cadavere a zonzo per Parigi

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Radio105
#VOLTAPAGINAOscar
Oscar e la dama in rosa, Eric-Emmanuel Schmitt,traduzione di Fabrizio Ascari, Bur, p. 90 (7 euro) anche in ebook
Anche gli ospedali possono essere posti spassosi, se sei un bambino. Pieni di suoni, luci, con quel via vai continuo di infermieri e gente simpatica che viene a farti passare il tempo. Questo se sei un malato gradito, però. Perché, se la gente inizia a guardarti “triste”, le cose cambiano. È successo a Oscar è “diventato un cattivo malato, un malato che impedisce di credere che la medicina sia straordinaria”. Cioè dopo che la chemio e il trapianto non hanno funzionato. E adesso Oscar vuol sapere cosa succederà, ma tutti “fanno come se si venisse all’ospedale solo per guarire. Mentre ci si viene anche per morire”. Non tutti, però, fingono di non sentire. C’è Nonna Rosa, una signora anziana spassosissima e meravigliosa e travolgente, una ex lottatrice di catch! (a suo dire) che non solo parla chiaro, ma gli propone di scrivere a Dio (anche se lui non ci crede) per raccontargli ciò che prova e chiedergli tutte quelle domande che gli altri fingono di non sentire. E gli suggerisce pure un gioco: ogni giorno deve immaginare di vivere dieci anni. Per tutti i bimbi in ospedale, per tutti i genitori che sono lì con loro. Per tutte le domande difficili a cui è difficile dare risposta. Ecco un piccolo capolavoro.

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Jayber Crow, Wendell Berry, traduzione di Vincenzo Perna, Lindau, p. 510 (24 euro)
Chi è Jayber Crow? Il barbiere. O meglio era il barbiere. Lo ha fatto per ben trent’anni a Port William. Immaginatevi una piccola cittadina del Kentucky che vive di agricoltura, immersa nei campi e punteggiata dai boschi. In ogni villaggio ci sono dei posti speciali, più vivi e frequentati di altri e uno di questi era proprio il negozio di Jayber. Tutti passavano da qui e raccontavano un pezzo della propria storia. E così ecco che mentre la Storia scorre – dal terribile ’29 fino agli anni Ottanta – conosciamo anche la biografia, corale, degli abitanti del villaggio. Che diviene pure un punto di osservazione privilegiato per osservare quanto sia cambiato il rapporto dell’uomo con il mondo che lo circonda, quindi dell’uomo con se stesso. Perché Jayber rappresenta i valori, le tradizioni di un mondo che ha ceduto il passo alla modernità. È un grande protagonista, quest’uomo che rimane sempre lontano dall’obiettivo della macchina narrativa, ma si palesa di rimbalzo. Un personaggio potentemente positivo ma vero, perché capace pure di provare rabbia e odio. Per tutti quelli che un giro alla bottega di Jayber lo farebbero volentieri, per raccontarsi certo, e pure per godere della quiete di Port William.

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Passaparola, Simon Lane, traduzione di Cristina Ingiardi, Ottolibri, p. 192 (15 euro) anche in ebook
Se pensate che il primo indiziato sia sempre il maggiordomo, qui tocca aggiustare il tiro perché i dubbi cadono sul filippino. Felipe, il domestico, è infatti accusato di aver ucciso Monsieur Charles, il suo datore di lavoro, un uomo peraltro noto che di mestiere faceva il procuratore generale. In effetti, quando è arrivato a casa per fare le pulizie, Felipe lo ha trovato stecchito sul tappeto e sì, si è pure sbarazzato del corpo buttandolo nella spazzatura. E adesso, mentre è in cella in un carcere di Parigi, ce lo racconta o meglio lo racconta al suo avvocato attraverso un registratore. Di certo Felipe è finito in un guaio grosso che ha del grottesco: ve lo immaginate mentre trascina per le strade della città un bidone dell’immondizia con dentro il suo capo, morto, diretto verso la Senna?! Senza contare che non è un giorno come tanti, è la Festa della Musica, e tutti sono per le strade a festeggiare. E mentre cercherete di scoprire chi è il colpevole, mentre Felipe cerca disperatamente di provare la propria innocenza, vi godrete un viaggio, una odissea divertente, profondissima e allo stesso tempo straziante… per tutti quelli che amano le partenze e gli arrivi, ascoltare il mare dalle conchiglie e le storie. Per quelli a caccia della verità, anche se, alle volte, per la verità è troppo tardi.

Spade

chiosco mentanaI libri dovrebbero evadere più spesso. Scappare dalle librerie, dagli scaffali, liberarsi della polvere e starsene in mezzo alla gente. Pronti all’uso, insomma.
Ieri sera al Chiosco Mentana di Milano (grazie ragazzi!) a evadere è stato Spade di Giovanni Gastel (edizioni Gallucci). E il ritorno alla strada in questo caso è stato particolarmente significativo: “Ho devastato Milano, le ho rivoltato le budella e bruciato l’anima” così scrive nel romanzo Giovanni. Stavolta però lui veniva in pace e a dimostrarlo il dono creativo, un romanzo appunto.

Giovanni-Gastel-sono-rinato-come-la-fenice_h_partbE a scrivere ci vuole coraggio – scrivono tutti, non legge nessuno e la crisi…  – e pure a rompere alcune regole che ai corsi (alcuni corsi) di scrittura ripetono spesso, a ragione peraltro:
– parla di qualcosa che conosci ma non parlare di te, perché un conto è avere familiarità con l’argomento trattato, un altro e non avere la giusta distanza, essere troppo coinvolto ed emotivo, poco obiettivo.
– Tratta un argomento che non sia trito, abusato.
Gastel parla di sé, del proprio abisso – la dipendenza dalle sostanze – il suo è un romanzo autobiografico che si confronta con un tema che è un campo minato: la droga. Ma se hai talento, può fare quello che vuoi. Alla fine questa è l’unica regola che conta davvero.

downloadLa storia? Johnny Boy ci racconta quello che è stato, non un uomo ma “un agglomerato complesso di emozioni, deliri, abissi, orrori”. Con coraggio, meglio “con stile e coglioni”, senza furberie, buonismi ci mostra i fatti, nudi, e ci racconta di un ronin, un combattente alla deriva, la cui specialità consiste nel trovare sempre “nuovi luoghi di sconfitta da esplorare”. Uno che sa trattenere il suo odio per sé, sa autodistruggersi e amare una sola cosa: la droga. Un’amante gelosa e intransigente che non ammette tradimenti, figuriamoci se concede altri amori.
E allora noi lettori scivoliamo in questo abisso di dipendenza dalle droghe, dall’alcol, ma pure dalla disintossicazione, dalle rehab, dalle comunità… Un ciclo continuo ed estenuante di autodistruzione e rinascita. Perché non c’è misura, non ci sono vie di mezzo, né soluzioni intermedie. Tocca colare a picco, devastarsi e ricominciare. Darsi fuoco e risorgere, come La Fenice. Perché: “Il buio è la luce di un’altra vita”. E quindi JB per concedersi un’altra occasione deve fare prima tabula rasa.
Noi che leggiamo dobbiamo incassare parecchi colpi, ma a un certo punto quello che era un grido di dolore diventa un inno alla vita, un canto che Giovanni trascrive per noi, e dopo tutto l’orrore che ci ha travolto, quando l’onda si ritira resta la poesia e una indescrivibile voglia di vivere.

La vera finta autobiografia

120321034742-clifford-irving-horizontal-galleryHoward Robard Hughes era geniale. E folle. Produttore cinematografico, regista, aviatore. Se lo chiedete a un appassionato di aeronautica, quasi di certo vi dirà che è stato il papà di Hughes H-4 Hercules, il più noto tra gli aeroplani da lui progettati. Chi lo conosceva bene, sapeva pure delle sue stranezze. Ossessioni, manie… disturbi più o meno eccentrici dovuti, molto probabilmente, alla sifilide. Katharine Hepburn, una delle tante attrici che con lui ebbe una relazione (burrascosa), chiarisce il concetto egregiamente: “C’è troppo Howard Hughes in Howard Hughes; è questo il problema”.

MTIwNjA4NjMzODUxMTE5MTE2La vita di Hughes è il soggetto per un film (Martin Scorsese non se l’è fatto scappare e, nel 2004, ha girato The aviator con Leonardo DiCaprio nei panni del genio sregolato) ma nonostante i soldi, le belle donne, il cinema, gli aerei, il nostro eroe fa una vita da eremita. Si rinchiude in un suo albergo a Las Vegas e gestisce da lì l’impero, circondato da affaccendati servitori. Sparisce tanto a lungo che alcuni credono sia morto! Invece Hughes soddisfa le proprie manie e si nasconde al mondo perché così sta bene.

A questo punto della storia entra in scena un certo Clifford Irving (in alto, nella foto). È uno scrittore frustrato, perché dopo qualche romanzo diFake, by Clifford Irving (150) successo non riesce più a pubblicare. Il colosso editoriale newyorkese, la McGraw Hill, ormai gli cassa tutte le proposte.
Finché ecco l’idea: scrivere l’autobiografia di quel personaggio misterioso e geniale che è Hughes!
Irving con le biografie si trova a suo agio – ha da poco pubblicato Fake! (“Falsificazione”) un libro su Elmyr de Hory, pittore e falsario olandese – e non si preoccupa al pensiero che il protagonista della sua storia viva segregato in casa, detesti la gente e rifugga le interviste. “Grandi problemi, piccole soluzioni” avrà forse pensato, cioè: scrivere la biografia senza autorizzazione.
E così s’ingegna e studia. Si documenta sulla vita del magnate facendosi aiutare dall’amico e collega Richard Suskind. Conosce ogni piccolo dettaglio della vita di Hughes, neanche fosse la sua, impara pure a riprodurre alla perfezione la calligrafia del miliardario (gli basta procurarsi diversi documenti apparsi sulla stampa).

1368078595Nel 1971, Irving si presenta dalla sua editor e le butta lì che potrebbe avere per le mani l’autobiografia di un certo Howard Robard Hughes.
Per la McGraw Hill è una notizia bomba! Tutti si convincono che Clifford sia autorizzato a scrivere la storia perché l’uomo si presenta con lettere autografe del magnate che confermano tale versione. Nelle missive il miliardario discute anche della questione economica: 150mila dollari a Irving, come anticipo, e 500mila per lui da versarsi alla firma del contratto (e da destinare a sua moglie, moglie che in realtà è una trovata “narrativa” di Irving). Non manca la clausola capestro: la trattativa deve avvenire sempre e solo attraverso Clifford Irving, pena l’annullamento del contratto. E se ti chiami Howard Robard Hughes, non fa una piega.

La truffa va in porto.
Il contratto viene “firmato” da Hughes (la firma vagliata da esperti grafologi!) e Irving incassa il suo assegno. L’altro viene riscosso dalla signora Hughes in Svizzera (che in realtà si chiama Edith Sommer ed è la moglie del nostro biografo). L’editore però non si fida fino in fondo: assume un investigatore privato e scopre presto la vera identità della donna.
Mentre la biografia prende forma e la notizia comincia a circolare (persino Life chiede all’autore una esclusiva!). L’editore2d3460a0588fc12517819976740ffc98 ormai non crede più alle balle di Irving e coinvolge l’FBI che smaschera Irving e svela la truffa.

E Hughes? Be’ per 14 anni se ne è stato rintanato, preoccupato più di starsene per i fatti suoi che di smentire eventuali macchinazioni. Però, a sorpresa, stavolta rilascia una intervista telefonica in cui dichiara di non aver mai incontrato Clifford Irving e di aver denunciato per truffa sia lui sia l’editore.
x11448Al nostro creativo la fortuna gira insomma le spalle. Viene condannato a due anni (sconterà 17 mesi) stessa sorte per la moglie che però beneficia della condizionale. Ma se uno nasce scrittore, non perde certo l’occasione di raccontare una storia: la sua. Irving racconta tutta la sua “impresa” in The Hoax (l’imbroglio) che diventerà un bestseller e poi, nel 2006, un film diretto da Lasse Hallström con Richard Gere come protagonista.

09269L01.jpgNon finisce qui.
Irving per documentarsi sulla vita del miliardario aveva accumulato parecchio materiale, materiale decisamente compromettente perché dimostrava l’esistenza di rapporti tra Hughes e Richard Nixon, l’allora presidente degli Stati Uniti. Affari loschi, ovvio. E da qui al Watergate il passo è breve.
L’arte talvolta imita la vita. Ché la vita è tanto creativa da apparire inventata.