Tramando 2015: che succede se un bel soggetto trama?

Tramando 2014“Ho paura di vincere e ho paura di perdere; detesto pareggiare e non posso smettere di competere, altrimenti sto bene” così diceva Mignon McLaughlin nel suo Taccuino del Nevrotico. E tutta la faccenda mi ricorda molto un povero cristo alle prese con una storia da raccontare: lotta interiore, ansia da prestazione e rogne comprese…
Per aiutarvi a uscire dalla solitudine creativa, vi istigo alla competizione! Sì, ritorna l’appuntamento dedicato alle short story. Torna Tramando, il torneo letterario dedicato agli esordienti che amano il racconto come formato narrativo.
Siamo giunti alla quarta edizione, incredibile!, e anche quest’anno vi confermo la presenza della giudicessa, la siora Gaia Conventi, che reca con sé il temibile Tramiro d’oro. Il diabolico parto della mente di Giramenti: una sorta di tapiro tramistico assegnato alla miglior panzana scovata nei racconti. L’assurda frase, o situazione, il delirio creativo insomma sarà premiato con l’originale “statuetta”. La cui foggia ogni anno rimane segreta sino al giorno della consegna.
Si potrà partecipare con un racconto inedito, dieci cartelle massimo (cioè 18mila caratteri, spazi inclusi); giallo, noir, fantasy, fantascienza, thriller, western, rosa… potete cimentarvi con il genere che più amate. Ciascun concorrente può inviare un solo racconto.
Il gioco, però, prevede tre indizi: tre parole o concetti che possono essere semplicemente citati nel testo oppure usati come spunto su cui costruire la trama. Quello che conta è che non manchino! Pena l’esclusione.

Gli indizi
Quest’anno, per la vostra gioia, gli indizi estratti sono:

  1. Sii stravagante
  2. Un viso del passato
  3. Echi di Fantasmi

E siccome vogliamo essere pignoli, ecco il video dell’estrazione.

Per partecipare
Inviate il racconto inedito entro il 31 gennaio del 2015 a concorsotramando@gmail.com specificando nome e cognome, e nulla più. Vietati i testi che non rispettano il limite di battute o che non contengono i tre indizi (tutti e tre!). Vietati e cestinati senza pietà.

Il responso
A febbraio 2015 i primi cinque racconti che io e Gaia Conventi – a nostro insindacabile giudizio – considereremo migliori, verranno pubblicati su Facebook e sarete voi a votare il vincitore con i vostri “mi piace”.
Il 27 febbraio si chiuderanno le votazioni e il podio verrà annunciato.
Quest’anno, in barba alla crisi, alle tasse e alle scie chimiche, i premi son lievitati!

Sei un bel soggettoAttenzione! Quest’anno abbiamo inserito una seconda sezione – ed ecco l’altra novità – merito della siora Conventi che cento ne pensa e mille ne fa. Ovvero? Sei un bel soggetto.

Per partecipare
Si concorre inviando un soggetto di massimo tre cartelle (5400 caratteri, spazi inclusi): un testo che racconti trama, personaggi e ambienti nei quali si svolge l’azione.
Inviatelo entro il 31 gennaio del 2015, a concorsotramando@gmail.com (specificando nell’oggetto della mail “sei un bel soggetto” e includendo il vostro nome e cognome).

Il responso
Il 27 febbraio verrà annunciato il vincitore. Il premio? Il soggetto si aggiudicherà la consulenza per trasformare il soggetto in un romanzo vero e proprio. Per provarci, sia chiaro (per i miracoli, citofonare Dio, non la domenica che pure lui si riposa).
Il disgraziato, otterrà pure una accurata selezione di #libridemmerda effettuata da Giramenti, un vero regalo ché dai libri osceni c’è sempre da imparare.
Inutile sottolineare che i migliori peggiori soggetti verranno “esaminati” con cura dalla giudicessa Conventi su Giramenti che con i #tramisti, si sa, ha una certa dimestichezza.

Adesso vi tocca solo scrivere e partecipare. E non fate storie, scrivetele!

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Se l’editore indipendente si allea con il Big

io-non-ci-sto-mariniDate un occhio a questa copertina. Notate nulla di strano? Riconoscete l’editore? Se sì, osservate la firma nel centro. Il libro è di Feltrinelli ma “dentro” c’è anche il logo di Fratelli Frilli. Due editori per un solo libro, quello di Adele Marini.

Si tratta di una coedizione, pratica per cui un testo viene prodotto con il contributo di più editori.
La coedizione internazionale è un fatto piuttosto comune. Vale a dire? Due case editrici pubblicano la stessa edizione in diversi Paesi. Mettiamo, per esempio, che si tratti di un libro in lingua inglese pubblicato in Inghilterra che viene coeditato e distribuito in altri Paesi di lingua anglofona. Oppure si rende disponibile un testo nel mondo, traducendolo. La logica dell’operazione è lampante: sfruttare al meglio la rete distributiva di ciascuna realtà già presente sul territorio, piuttosto che doverne creare una ad hoc, e dividere le spese (soprattutto quando è necessaria una traduzione o il prodotto è particolarmente oneroso, come nel caso del libro illustrato).

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Gianluca Foglia

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Giulio Milani

In Italia è stata in realtà sperimentata un’altra forma di coedizione. Se infatti siete stati attenti, non vi sarete fatti scappare la collana Feltrinelli Indies, nata da un’idea di Giulio Milani di Transeuropa e Gianluca Foglia (direttore editoriale di Feltrinelli), che è appunto quella in cui è uscito Io non ci sto di Adele Marini. Tra marzo 2013 e luglio del 2014 sono stati coprodotti sette titoli: Nottetempo, Voland, Transeuropa, Nutrimenti, 66thand2nd e Zandonai, gli editori coinvolti all’inizio a cui si aggiunge, appunto, Fratelli Frilli.
Di questo progetto, però, addetti ai lavori a parte, non si è parlato granché. Basta fare un piccolo controllo in rete. E tanti lettori, forti e no, non si sono accorti di aver comprato un libro con il doppio marchio. «In effetti, non abbiamo pubblicizzato troppo la cosa» dice Fabio Muzi Falconi, l’editor responsabile per gli Indies di Feltrinelli. «Che si tratta di una coedizione però è evidente, basta guardare la copertina, il nome dell’editore è ben visibile di piatto, anche se la firma di Feltrinelli, in termini di gusto, è altrettanto palese nella veste grafica. Io credo che il lettore sia più interessato ad altro, al titolo, alla storia, all’autore… non all’editore. Comunque, abbiamo intenzione di aprire una pagina su Facebook per raccontare questo progetto e farlo conoscere meglio ai lettori.»

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Sul treno, ascoltando i pensieri di due passeggeri

Screenshot 2014-10-27 09.17.47E per il #TritaTrame, la rubrica in cui noi lettori maltrattiamo (con garbo sia chiaro) storie e scrittori, ecco la recensione di Aldo Costa che ormai, se siete abituati a passare da queste parti, conoscete bene.

Jean Philippe Blondel è il capotreno e ci assegna un posto esattamente dietro la nuca dei due protagonisti, seduti uno di fianco all’altro, di modo che ne possiamo sentire tutti i pensieri durante il breve viaggio verso la Gare de l’Est, a Parigi.
Non so voi, ma se mi invitano a essere voyeur, io non mi tiro indietro. Per cui scopro presto che i due – che ora fingono di non conoscersi – 27 anni fa stavano insieme.

Però, poche frasi dell’uno e dell’altra e viene voglia di tirar giù il trolley dal portabagagli e scendere alla prima fermata, perché i pensieri dei due non funzionano: le persone vere non parlano in quel modo e non pensano nemmeno così! È come se voi pensaste: “Oh, ieri ho acceso la tv e ho sentito Renzi che prometteva 80 euro a tutti meno che a me, che rabbia! poi sono uscito, non prima di essermi lavato i denti e aver passato il filo”. Voi pensate così? Io no. Nemmeno mi ricordo cosa ha detto ieri Renzi perché non gli do retta.
Cecile e Philippe, invece, poiché sanno che li ascoltiamo, si esprimono in modo da informarci sugli eventi del passato. E’ lo scopo del libro, naturalmente ma, caro capotreno, c’è modo e modo di farci sapere le cose. Perché non hai tentato una strada un po’ meno diretta?

Resisto alla tentazione di tirare il freno di emergenza perché tutto sommato il viaggio è breve, appena 82 pagine di Kobo. Di più non ne sopporterei, anche perché siamo in seconda classe e ci dobbiamo accontentare del servizio che ci danno. Per esempio, nessuno si sogna di avvertirci quando finisce il pensiero di lei e inizia quello di lui e viceversa. Bisogna arrivarci da soli, facendo attenzione al contesto e agli aggettivi utilizzati al maschile o al femminile. Dei pensieri di seconda classe abbiamo già detto, ma lo spessore morale dei personaggi equivale a quello di un merci. Lui si è comportato da vera merda in passato e lei (giustamente) non glielo ha perdonato. Una storia così torbida da risultare verosimile e che in fondo riscatta libro e scomodità dei sedili, perché restituisce un frammento di umanità autentica, malgrado gli sforzi dell’autore per raccontarla male.

Siamo di fronte a due persone reali, squallidamente credibili, nelle quali, se ci si sofferma troppo, si rischia di trovare un po’ di se stessi.
Se potete, vi consiglio di prendere il treno successivo. Se proprio capitate su quello delle 6.41, almeno cercate di non pagare il biglietto, perché 9,99 euro per un viaggio da Santhià a Milano così come per un ebook lungo 82 pagine sono un vero furto.

6.41, Jean Philippe Blondel, traduzione di Fabio Montrasi, Einaudi, p. 131 (15 euro) anche in ebook (9,99 euro)

Sandro Settimj: in principio furono i racconti

sandro-settimjLa prima difficoltà di un aspirante esordiente, si sa, è quella di essere letto. “Bello, bravo, ma il genere non va. Scrivi un noir!” Questa la frase più ricorrente dei (pochi) agenti letterari che accettano di prendere in visione gratuita il mio manoscritto. Le case editrici, in compenso, non rispondono neanche. Carta sprecata.

Tra mille dubbi, una sola certezza: pubblicare tanto per farlo, magari con un piccolo editore sconosciuto e senza garanzie di distribuzione, non mi interessa. Così attendo. Anni. Continuando a scrivere racconti e a bussare a porte chiuse. Un paio di volte la porta di editori importanti sembra finalmente aprirsi: “Il libro interessa”. Poi, però: “Bello, bravo, ma il genere…”

Finché non mi decido a scrivere un romanzo. Non un noir, ma una storia che prende spunto da alcuni dei racconti di cui sopra. Concorro al premio il mio esordio – il cui traguardo è la pubblicazione dell’opera da parte di Feltrinelli – entrando nella rosa dei finalisti. Ma finalista non significa vincitore. Altra delusione.

La vita, tuttavia, è una cosa strana, i “tempi giusti” li decide lei. Così, quasi per caso, un’amica legge il mio libro e mi chiede il permesso di girarlo alla sua amica Fiammetta Biancatelli, che di mestiere fa l’agente letterario e decide di prendermi a bordo della Walkabout literary agency. Poi, dopo un primo lavoro di revisione del romanzo, accade tutto in fretta. Neanche il tempo di essere presentato (bene, aspetto non marginale) da Fiammetta ad alcune case editrici, ed ecco che risponde Mondadori nella persona di Joy Terekiev: il miglior editor che un esordiente possa augurarsi di incontrare. Seguono sei mesi di intensa, faticosa e bellissima opera di editing sotto la guida di Joy e quindi… la creatura compare magicamente in libreria. Azz, era tutto vero!

Colpa, coscienza e fama

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Radio105

Come bestie ferite#VOLTAPAGINA
Come bestie ferite, Luca Bonzano, Todaro editore, p. 260 (16 euro) anche in ebook (9,99 euro)
(Occhio ai capitoli iniziali: paiono un countdown in cui troverete le “facce” che popolano questa storia e si raccontano in prima persona.) Ci sono casi più difficili di altri e non perché ti costringono a buttarti giù dal letto e interagire col mondo (che detesti), ma perché ti mettono di fronte a brutture come un bambino di cinque anni investito nella notte da un’auto. E al nostro ispettore senza nome è toccato proprio il caso del piccolo Mattia e deve mettere da parte le sue beghe personali, beghe sentimentali (la donna l’ha mollato e gli gira sempre storta), perché lui e Marietti, il sovrintendente capo, si troveranno per le mani una faccenda molto più intricata del previsto. Farete amicizia anche con Tess, accanita giocatrice di poker, Texas Hold’em, e Mario uno con cui gioca e non solo… con Ciro, un camorrista. E con i Sironi, i genitori di Mattia, e Amedeo, il padre del bambino, ha di certo qualcosa da raccontare o nascondere… Inutile dire che un fil rouge lega tutti i personaggi, ché la vita è sempre molto creativa quando tesse la propria tela. Narrare significa mettere in scena e Bonzano costruisce sequenze di immagini e non spreca neppure una sillaba. (Non lesina sulle note, invece). Per tutti quelli che devono fare i conti con il senso di colpa.

Professor XY#DAGUSTARE
Professor XY, Marcello Pozzato, Fazi, p. 157 (12 euro) anche in ebook (8,99 euro)
“Noi siamo la fanteria, la carne da macello. Un esercito di individui non abilitati all’insegnamento. Per esserci – per esistere, mi verrebbe da dire – non serve tanto avere i numeri, quanto un numero, o meglio un punteggio. Questo può bastare”. Eccolo Matteo, il nostro professor XY, un insegnante di sostegno delle medie tutti gli anni in bilico, in attesa della telefonata che gli proponga un incarico, quella supplenza che gli garantisca un altro anno di lavoro. Ed eccoli i ragazzi con cui deve fare i conti. Difficili, disagiati, aggressivi, svogliati, pericolosi, noiosi, odiosi pure… nella maggior parte dei casi considerati dalla scuola “problemi” da traghettare fino alla licenza, per poi liberarsene (la metafora dell’autore è molto più incisiva!). Ed ecco che arriva Matteo, che non giudica ma cerca di capire e aiutare questi ragazzi con metodi di sicuro anticonvenzionali, lui che adora la sua vecchia Honda cx, ha una storia incasinata con Alessandra e segue la regola del “se lo dici, lo fai”. Per quelli che credono che “le pecore nere si possono colorare” e per fare, bene, grandi cose, serve solo un po’ di coscienza (e dite poco?!).

#BELLISSIMIpeep-show-cover
Peep Show, Federico Baccomo, Marsilio, p. 366 (18,50 euro) anche in ebook (11,99 euro)
(Dopo Studio legale e La gente che sta bene riecco il nostro Duchesne, stavolta alle prese con la fama. Si parte dalla fine – sì, in questo romanzo va un po’ tutto contromano – o meglio dalla serata finale del Grande Fratello, nel momento che precede l’annuncio del vincitore. Ed eccolo il nostro eroe, Nicola Presci, trentenne milanese famoso solo perché non è famoso ed è diventato famoso non essendo nessuno… insomma avete capito. Il punto è che se sei famoso ma non hai alcuna qualità, alcun merito che giustifichi il tuo successo, prima o poi sono guai. Grossi. E Nicola Presci non sa fare un tubo, perciò non c’è da stupirsi se lentamente la fama si stufi, faccia armi e bagagli, e trasferisca i riflettori da un’altra parte. Così il nostro vip finisce a far l’autista di limousine delle star (mi ricorda la triste vicenda di Mirko di Kiss me Licia!). E tutto il delirio che accade nel mezzo, dialoghi deliranti (super!) compresi, non ve lo racconto. Posso solo dirvi che c’è una carrellata di vip (politici compresi) eccezionale… è un romanzo sull’esistenza, sul senso della vita e della morte, che ci racconta di una società carogna popolata da untuosi agenti, donne in vendita e grettezza. Una storia per chi, nonostante tutto, è ancora – e sempre – curioso di sapere come andrà a finire.

#LibriAColacione

Vi aspetto insieme con la mitica Betty, tutti i sabato mattina alle 9.00, su Radio 105 con i #LibriAColacione! E se proprio proprio proprio non potete fare a meno di dormire… tanto c’è il podcast! Perché se non leggi, vivi solo a metà!

A te che vuoi fare lo scrittore (famoso)

Coltello tra i dentiCon tutte le professioni fighe e degnamente remunerate proprio questa vorresti fare? Sii serio, ci sono più possibilità di successo vendendo gabbiette per uccelli costruite con gli stecchi dei ghiaccioli.
E poi: diventare famoso?!
Fai mente locale. Quanti autori conosci che sono diventati famosi perché hanno pubblicato un libro? Quanti tizi famosi conosci che hanno anche pubblicato un libro?
Ecco. Appunto.

Quindi, se sei Nessuno, devi avere davvero una buona storia.
Poi devi scriverla. Correggerla. E la devi rileggere N volte ( = numero tendente all’infinito + 1). Poi te la devi dimenticare, così potrai rileggerla altre migliaia volte. E a quel punto arriverà qualcuno – magari un editor – che ti dirà che “no, non va bene qui e non va affatto bene lì”. E qui e sono esattamente la prima e la seconda cosa che preferisci del tuo romanzo. Allora ti toccherà tagliare. Cioè buttare via. Cioè prendere il tuo tempo, le tue intuizioni geniali, le tue perle creative e gettarle nel cestino e cliccare “svuota”. Perché ciò avvenga, ti toccherà riconsiderare i tuoi parametri di “bello” e “necessario”. E sfidare le leggi della fisica: dovrai essere profondo ma lieve, emotivo ma senza farti coinvolgere troppo, parlare di te ma evitando gli autobiografismi, emozionare mantenendo lucidità…

Se sarai sopravvissuto, sperimenterai la totale assenza di appigli. Come scalare una parete grado XI bendato. Perché se quello che credevi bello, era brutto, quello che ti fa – ammettilo – un po’ schifo? Per non parlare della roba che galleggia nel mezzo.
Allora se sarai troppo sollecito, toglierai cose buone “ma che hai fatto?! Era meglio prima!” dirà l’editor – lo stronzo, d’ora in poi –; e se non toglierai nulla, schiacciato dall’ansia da prestazione, ti sentirai dire che “non collabori e se non collabori è tutto inutile”.

Riuscirai a digerire anche questo perché sei tignoso o incosciente o masochista, vedi tu. Magari adesso avrai pure un agente (ci hai messo tre anni a trovarlo, e tu che credevi che il difficile fosse pubblicare!) che farà girare il tuo libro tra le case editrici.
Le risposte degli editor – che il tuo agente ti inoltrerà solo e sempre di venerdì sera, così da allietarti il weekend – saranno degne della Pizia.

  1. Bellissimo! Ma non sapremmo in che collana collocarlo.
  2. Bellissimo. Ma la faccenda del cane e dell’incidente non ci convince. (Due cartelle su 375.)
  3. Bellissimo… Ma ne abbiamo appena pubblicato uno simile (li terrai d’occhio, ma a parte il fatto di pubblicare testi in italiano non rintraccerai altre affinità con il tuo libro).
  4. Bruttissimo. Lo stile però è sopraffino, la voce convincente e la trama ben congeniata.
  5. Bruttissimo. Ma aspettiamo il prossimo.
  6. Il libro è perfetto, è il nome dell’autore che proprio non va.

Incredibilmente una casa editrice si dimostrerà interessata. Non sarà un gigante ma neppure un microbo. E dovrai ricominciare da capo la trafila delle letture e correzioni.
Nulla sarà davvero iniziato, però. Perché tutto partirà sul serio solo quando arriverai in libreria per interposto oggetto, rilegato e dotato di copertina. E ti domanderai come hai fatto a sussistere finora, senza un ufficio stampa che comunicasse al mondo tutto la tua esistenza, con una pirotecnica bio comprensiva di foto e frasi tanto illuminate da essere degne delle virgolette.

Come andrà a finire mica lo sai.
Però, con l’euro (arrotondato per eccesso) che guadagnerai a ogni copia venduta, al massimo potrai offrire qualche giro di spritz agli amici. Amici che non avranno comprato il libro, perché si aspettano che glielo regali (se no “che cazzo di amico spilorcio sei!”).
Perciò, dopo essere entrato nell’ennesima libreria con fare furtivo, dopo aver chiesto una copia del tuo libro per verificare se c’è e dove è piazzata, dopo aver spostato una piletta di testi in bella vista (credendo che il libraio non ti abbia notato… no, figurati, oggi sei solo il 999esimo autore che fa lo stesso giochetto), dopo averne comprata una per sostenere la causa, andrai a lavorare.

L’assedio (dolce) di #BCM14

C’era mezza filiera editoriale stamattina a palazzo Marino (l’altra metà non è riuscita a entrare) per la conferenza stampa di BookCity Milano 2014, la manifestazione milanese dedicata al libro e alla lettura, arrivata alla sua terza edizione.
BCM14E oltre alla folla (niente buffet, signori, non pensate male), c’era un’atmosfera frizzante. Nonostante la crisi, l’editoria nel balordone, i non lettori, i troppi libri, i brutti libri, i precari, gli editori che non pagano (mai), quelli che pagano male, quelli che falliscono e riaprono e continuano a non pagare… si avvertiva parecchio entusiasmo, sì.
Contagiata da questo ottimismo, farò la brava e non mi lamenterò come al solito (o quasi).

Il programma di questa edizione, che si terrà dal 13 al 16
novembre, è fittissimo (c’è una guida alla consultazione, fate voi). Gli eventi sono oltre 900. Per non affogare in questo mare magnum, oltre alla guida della guida, potete consultare il programma attraverso gli otto temi portanti: narrativa e poesia, corpo, pensiero, società e territori, immagine, spettacolo, mestieri del libro e bambini.

Il 13 novembre è la giornata riservata alle scuole e alle università: gli eventi in programma sono più di un centinaio e non si dica che insegnanti e allievi non si danno da fare. Per tutti gli altri si parte alle 19.30 (sempre il 13), al Teatro Dal Verme, con David Grossman che inaugurerà la manifestazione. Lo scrittore riceverà in dono il “sigillo della Città”. Non ho idea di che diamine sia ma la cosa ha un che di apocalittico… il granbook_city_milano finale sarà affidato a Dario Fo (domenica 16 alle 20.30) al Teatro Studio Mariangela Melato.
Come nelle edizioni precedenti il castello Sforzesco sarà la casa base di BookCity e nel cortile delle Armi verrà allestita la libreria. Le location coinvolte saranno ovviamente moltissime (chi verrà da fuori rischia pure di scoprire che Milano è una bella città, tutto dipende da dove la guardi).
Per suggerirvi un BookBlister-percorso alla manifestazione c’è tempo, però #AprimiCielo di Bergonzoni non lo perderei. E fate in modo di scoprire di persona l’iniziativa #zanzaunlibro che, a dispetto del nome, è un progetto sociale: se comprate un libro, lo donate alle biblioteche di San Vittore.

Piergaetano Marchetti
ci ha tenuto a ribadire che l’assedio di #BCM14 sarà dolce. Ma a me – trattandosi di storie, libri e lettori – sta bene pure un accerchiamento feroce! E dopo una sentita e deliziosa presentazione – ho udito parole come “bisticcio” e “sbarazzino”! – ha ribadito che: «Non non c’è nulla come aumentare il patrimonio culturale per rendere la società più coesa (…) e il libro è una occasione per affrontare problemi e declinare dibattiti». È un ottimista e io mi accodo al suo mood sperando che, prima o poi, venga il tempo per le soluzioni. Milano è stata definita la marchetti--400x300capitale del libro e della lettura e lì un brivido l’ho avvertito, ma oggi la mia fiducia nel futuro è incrollabile, quindi Capitale sia! Di certo in Lombardia non mancano le case editrici – sono oltre 600 – e Adriana Mavellia (consigliera della Camera di commercio di Milano) ha snocciolato cifre da brivido: sono 3600 le imprese milanesi legate alla stampa, un comparto che impiega 23mila addetti. Insomma dalle mie parti pare non si faccia altro che libri! Ma oltre a farli, i libri, qualcuno lo compriamo pure: nel 2013, nella mia città sono stati spesi 172 milioni di euro tra libri, giornali e riviste (i libri di testo sono esclusi).

Tornando alla manifestazione: grazie al cielo ci sarà spazio anche per il digitale. Ebook, tablet, app, interfacce… insomma si guarda anche al presente (no, il futuro sarà ben altro, e se non ci diamo una mossa saremo preistorici).
Se avete dei dubbi sul venire o no, sappiate che Campari è uno degli sponsor (#piùspritzpertutti) e che gli aperitivi letterari abbonderanno.
E per chiudere in bellezza: “La lettura è un atto d’amore verso se stessi”. Quindi, amatevi più che potete!

Emiliano Corrieri: merito delle risate!

1959222_10203341333205155_125184870_nSì, delle risate, quelle mi hanno spinto a crederci. Sembra una contraddizione, ma è andata così. E a trentaquattro anni, sposato e con due figli, mi sarei aspettato di tutto tranne che pubblicare un libro!
Sono nato a Verona, la città in cui vivo e fin da bambino ero tormentato dalla curiosità e da mille interessi. Tanto che, in breve, mi sono trovato capace di fare un po’ tutto, senza saper fare veramente bene nulla…
Qualche anno fa, ho capito che nella mia vita di metalmeccanico, marito e papà c’era sempre meno tempo per la chitarra e il mio duo acustico, e la voglia di creare cominciò a premere per trovare qualche altra via di fuga.

Scrivere mi venne naturale, così come disegnare ma inizialmente senza alcuna velleità.
Ogni volta che presentavo le mie cose a parenti e amici era tutto un: “Perché non fai un libro?” “Pubblicalo!” “È divertente!”
Perché no? mi dissi. Ci dovevo provare.
Dopo avere raccolto e messo in ordine il materiale che ritenevo migliore, decisi di lanciarmi nell’avventura.il-rimorso
Sì, ma come?!
I problemi principali erano la mia totale ignoranza riguardo al mondo della carta stampata (nella vita piego la lamiera) e la difficoltà che trovavo anche solo nel descrivere il mio lavoro a un potenziale editore.
Tra le mani, infatti, stringevo una sorta di satirico bestiario moderno che, insieme con le parole, aveva bisogno delle immagini per essere fruibile.
Seguirono decine di porte in faccia, estenuanti perdite di tempo e altre rogne. Ma non vi tedio.

Forse per esorcizzare le mie sconfitte, decisi di depositare il marchio “Fantabestie” e creare una linea di abbigliamento dedicata.
Quindi mi ritrovai con partita iva e tutto il resto e definii un primo lotto di t-shirt da vendere nei negozi e durante le presentazioni del libro.fantabestie
Beata incoscienza! I sogni svanirono presto dopo essersi schiantati sulla mia profonda inesperienza, senza contare la crisi del settore a dir poco deprimente.
Nonostante questo, rimanevo convinto che il mio libro comico avesse un potenziale e che fosse solo questione di tempo.
Una passeggiata, insomma!

Decisi per il selfpublishing ma senza successo alcuno.
Solamente poco prima di gettare la spugna tentai la strada, forse, più logica: contattare le agenzie letterarie.
Allora cominciai a seminare a destra e a manca decine di e-mail, senza crederci neanche tanto.
Finalmente ricevetti la risposta della svolta!
Incredulo, lessi e rilessi il messaggio: mi comunicava che l’agenzia letteraria fiorentina Thesis apprezzava il mio lavoro e decideva di propormi un contratto (gratis, e propongo un applauso alla parola “gratis”) tramite la sua consociata Goware per una prima edizione in formato elettronico da vendere su tutte le piattaforme on-line.

Poco dopo Fantabestie usciva dal cassetto dei sogni, approdava su Rai Radio1 nella trasmissione “Gianvarietà”l-airon-maiden con Gianluca Guidi e “Il Comunicattivo” di Igor Righetti, si faceva un giro (più giri, in realtà), negli studi di TeleArena. Ma, soprattutto, riceveva le recensioni positive di alcuni lit-blogger.

Se mi guardo indietro, non posso che ribadire quello che tutte le nostre guide oneste ci insegnano fin da bambini: chi la dura la vince!
Perseveranza, fiducia, ottimismo tra gli ingredienti del mio minuscolo successo. Ma anche pazienza, un po’ di follia, la voglia di sognare ancora, cercando nei sogni un valido ombrello contro la pioggia della routine che inaridisce il cuore e affoga la gioventù.
L’allegria di essere vivi e non sentirsi incatenati al proprio ruolo di genitore, marito e lavoratore, per essere vivaci e svolgerlo ancora meglio. Essere orgogliosi comunque di averci provato. Avere un talento straordinario e saper scrivere un capolavoro!
Scherzo, ovvio.

Un sequestro, due traditori e poi dritti a Fancuno

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Radio105

#VOLTAPAGINAToccata e fuga
Toccata e fugaLisa Gardner, traduzione di Daniele Petruccioli, Marcos y Marcos, p. 261 (17 euro)
La perfezione nella vita, si sa, non esiste. E se c’è, dura poco. Prendete per esempio la famiglia Denbe. Vive a Boston, è benestante, Justin – il padre – è un imprenditore di successo, la sua bella moglie, Libby, disegna gioielli e poi c’è la piccola Ashlyn, che piccola ormai non è visto che ha già quindici anni. Tutto bene? Insomma. Tanto per cominciare una sera i tre svaniscono nel nulla. E toccherà a Tessa Leoni, investigatrice privata (una vecchia conoscenza per chi ama la Gardner), scoprire cosa sia accaduto. Perché anche se tutto farebbe pensare a un sequestro – la famiglia è stata prelevata dalla propria casa –, non sono ancora arrivate richieste di riscatto. E più si cercherà di far luce sul caso, più emergeranno segreti e non detti che parlano di tradimenti e legami familiari in bilico. La Gardner è regina del conflitto e non permette al lettore di rilassarsi, in un vortice di disastrosi – per i protagonisti, ovvio – colpi di scena. Perciò preparatevi. Un romanzo per tutti quelli che ne sono certi: credere di conoscere qualcuno è sempre un errore.

Amore dispari#DAGUSTARE
Amore dispari, Divier Nelli, Gallucci, p. 159 (14 euro) anche in ebook (0,99 euro)
Lorenzo Vinci ha 17 anni e sta passando un “bruttissimo momento”. Forse per questo se ne sta alla finestra, aggrappato al suo binocolo a spiare la vicina. Una quasi quarantenne, moglie di un medico facoltoso, e mamma di una bimba piccola. Per capire cosa prova oggi Lorenzo, tocca fare un salto indietro. All’incidente. Perché, alle volte, la vita ti sbatte, letteralmente, nell’esistenza degli altri. A lui è successo per esempio di finire sul cofano dell’auto di Daniela. Un incidente con il motorino e gli è andata pure bene, solo uno spavento e qualche graffio. Però basta poco, degli sms, un invito… e tra i due inizia una relazione, anche se ci sono vent’anni di differenza, anche se Daniela è sposata. Leggete e scoprirete l’angoscioso punto di vista maschile su una storia che pare vecchia quanto il mondo, buona per un pettegolezzo di paese. Una storia che racconta di tormenti, di quella confusione che è pure la pasta di cui è fatto il sesso e il sentimento, una passione travolgente che quando accade sembra non permettere scelta ma poi, guardandosi indietro, si trasforma in dolore indicibile. Eccolo l’amore dispari. Per chi non può fare a meno delle emozioni, pur sapendo che sono materiale esplosivo.

#BELLISSIMIL'assassino-non-sa-scrivere
L’assassino non sa scrivere, Stefano Piedimonte, Guanda, p. 248 (17 euro) anche in ebook (8,99)
C’era una volta un piccolo paese tranquillo. Dove non accadeva mai nulla e non c’era nulla di cui avere paura… a eccezione del bosco di Tre Faggi, dove quasi chiunque ci mettesse piede, passava almeno qualche guaio. Ma ecco che in questo posto, per alcuni un po’ insulso e senza uno straccio di cinema, cominciano a venire ritrovati diversi cadaveri. Fancuno, piano piano e suo malgrado, balza agli onori della cronaca. Il problema è che sui cadaveri vengono ritrovati pure dei messaggi. Totalmente sgrammaticati. A lasciarli il sirial ciller, così si firma il colpevole assassino pure della sintassi. Chi cerca di capirci qualcosa? Un comandante dei carabinieri, acuto e razionale, e un vecchio giornalista prossimo alla pensione. Solo che è difficile fare chiarezza di fronte a un balordo che pare del tutto sconclusionato e irrazionale… le cose non sono però né semplici né scontate come potrebbe sembrare. Piedimonte abbandona i territori esplorati del grottesco e sceglie il noir, inventandosi un mondo per parlarci di quello vero che alle volte fa ridere e altrettante orrore. Per chi ama le fiabe (che se sono buone, son sempre nere, si sa) e va a caccia di narratori autentici.

Il momento di uccidere

coverE per gli Scelti da voi, grazie a Loreta Gripshi per la sua recensione! Dal romanzo che ci racconta, in caso ve lo foste perso, è stato tratto l’omonimo film (A Time to Kill) diretto da Joel Schumacher con Sandra Bullock, Matthew McConaughey, Samuel L. Jackson e Kevin Spacey.

Tonya Hailey sta tornando a casa a piedi dalla spesa, quando due uomini a bordo di un camioncino si accostano e la trascinano con violenza in un campo. La picchiano, la violentano, decidono di usarla come bersaglio lanciandole addosso lattine di birra piene, la impiccano al ramo di un albero ma il ramo si spezza e infine la gettano da un ponte, in fin di vita.
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Alessia Bottone: scrivere è scoprirsi vulnerabili

alessia-bottone_da-nord-a-sud-blogIn principio era il caos ma devo dire che anche adesso non si scherza.
Se ripenso a come ho iniziato, mi viene da ridere e pure un po’ da piangere. Sarò onesta, scrivere un libro è qualcosa di eccezionale, un sogno magnifico ma anche un gran giramento di eliche.
Perdonatemi, il mio stile è questo, anche nei miei libri mi presento così.
Partiamo da quel famoso principio. La mia esperienza di scrittrice è iniziata per caso… e che caso!
Dopo aver perso il lavoro, dopo aver firmato un contratto capestro per iscrivermi a un Master, l’azienda che doveva assumermi, cambia idea e opta per un altro candidato. Mi ritrovo seduta in cucina, a terra per l’esattezza, pensando: e mo’, come lo pago il Master!?

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Fiabe, perversioni e un ragazzino che corre

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Radio105

#VOLTAPAGINAPer quanto mi riguarda
Per quanto mi riguarda sono sempre innamorato, Sandro Settimj, Mondadori, p. 261 (16 euro) anche in ebook
Ugo è un ragazzo e ha un problema. Un problema con la realtà perché con le fiabe se la caverebbe benissimo. Le legge, le ama, sono la sua passione. E per qualche bizzarria del destino è convinto che donne e fiabe siano un po’ la stessa cosa. Sarà per questo che le donne gli garbano un mucchio. Solo che le donne hanno più a che vedere con la realtà che con le fiabe. E lui, ve l’ho detto, con la realtà qualche problema ce l’ha. Infatti va da uno psicologo per cercare di mettere a fuoco quello che della sua vita non funziona, la su incapacità cronica di comunicare i sentimenti e interpretare i segnali che l’universo femminile tenta di inviargli. Ed ecco che le sedute si trasformano in racconti, episodi della vita di un ragazzo che ha lasciato la sua città, la casa che condivideva con il nonno per diventare un animatore nei villaggi. Dalla padella alla brace, ché in questi non-luoghi di vacanza la concentrazione di donne è spaventosa e con loro quella di guai, finché nella sua vita arriva la creatura capace di inguaiarlo per davvero… Un esordio di un uomo coraggioso perché parla di sentimenti e non (solo) di sesso per tutti quelli che conoscono il valore delle sfumature e no, a sognare non rinuncerebbero. Mai.

Perv#DAGUSTARE
Perv. Viaggio nelle vostre perversioni, Jesse Bering, traduzione di Luca Fusari, Utet, p. 365 (15 euro) anche in ebook
Uno legge il titolo è può pensare di avere per le mani il solito titolo “furbetto” quello che acchiappa lettori parlando di sesso. Questo è invece un saggio che ci parla molto seriamente di deviazioni sessuali e lo fa con un tono leggero. La “voce” è quella di uno psicologo e ottimo divulgatore scientifico che parte da un assunto chiave: quasi tutto quello che si sente dire sul sesso è una bugia. È una bugia perché il sesso non fa solo parte di una sfera privata, ma racconta una parte di noi socialmente discutibile: svela scelte, gusti, propensioni che non sempre ci fanno apparire “bravi, buoni e belli” e così, per non sminuirci, per non essere messi in discussione o sentirci giudicati noi, semplicemente, mentiamo. O, meglio, omettiamo. “A mano a mano che approfondiremo il viaggio alla scoperta di ciò che in segreto ci eccita o disgusta, ti sarà sempre più evidente che ognuno di noi ha una gamma di preferenze carnali unica quanto le sue impronte digitali (…) la gamma delle possibilità erotiche in circolazione è praticamente infinita”. Quindi, aggiunge Bering, “per risolvere alcuni dei maggiori problemi della nostra epoca risiede nello studio amorale del sesso”. Per chi non teme i desideri inespressi, i suoi e pure quelli degli altri.

#BELLISSIMILA ragione per cui corro
La ragione per cui corro, James A. Levine, traduzione di Laura Prandino, Piemme, p. 333 (16,50 euro)
Bingo per tutti è Tappo, perché per un disturbo della crescita sembra ancora un bambino. In realtà di anni ne ha quindici, è un orfano e non ha molte cose per cui essere felice. Vive per le strade di Kibera, Nairobi, e fa il corriere per Lupo. I pacchi che trasporta sono piccoli e contengono polvere bianca e infatti Lupo è il re della droga di Nairobi. Bingo corre per fare le proprie consegne e quando non lo fa alleggerisce le tasche dei turisti arrivati in Africa per i safari. Il resto del tempo lo passa con il suo amico Tonto George – uno che più che parlare grugnisce – e per Bingo è un po’ un mistero: come fa a essere così grasso in un posto in cui non c’è mai abbastanza cibo? Finché un giorno Tappo assiste a qualcosa che proprio no, non dovrebbe aver visto e Lupo lo spedisce in orfanotrofio. Ed è qui che realizza un fatto: la corsa è la sua vita. Ecco la fiaba di un ragazzo alle prese con l’inferno, un piccoletto che con la sua voce e il suo sguardo sul mondo vi farà emozionare e pure sorridere parecchio. Per chi è a caccia di una risorsa per sopravvivere.

 

Valerio Piperata: la presunzione

284395_227067367335928_6116048_nA tredici anni scrivevo poesie melense sulla solitudine e la vecchiaia e racconti su adolescenti suicidi. Pensavo fosse roba buona.
Ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo solo più avanti, a diciotto anni. Era una storia triste brutta e scritta male, con la presunzione e l’arroganza (che adesso quasi rimpiango) di quegli anni. La mando ai più grossi editori italiani. Non ottengo alcuna risposta, com’è ovvio, ma per me a quel tempo ovvio non lo era per niente.
Viro allora su editori più piccoli. Nessuno risponde. Passano sei mesi.
Alla fine a farsi vivo è un piccolo editore abruzzese (non a pagamento, ci tengo), che mi manda la bozza di contratto. Lo avevo contattato perché ci aveva esordito uno scrittore quasi mio coetaneo che mi piaceva molto e di cui avevo seguito tutta la vita editoriale.
Perciò, sembra tutto normale: ho scritto un romanzo, ho un editore interessato che mi propone un contratto, e quindi?
C’era un problema: nel frattempo, in quei sei mesi, io avevo concluso che il mio romanzo faceva così schifo da non meritare una risposta da parte di nessuno degli editori che avevo importunato. Allora ne ho scritto un altro, e per qualche motivo l’ho ritenuto migliore, più fresco, più consapevole e maturo. Stavolta, lo sapevo, era quello giusto. Perciò, con quella consapevolezza presunta, la mail e il contratto dell’editore abruzzese mi avevano messo parecchio in crisi. Che faccio? Pubblico adesso questa storia, che ormai non riesco più neanche a leggere per quanto mi fa schifo, o ringrazio con garbo ed eleganza, rimango in buoni rapporti e gli propongo il mio secondo romanzo?
Nessuno delle due. Semplicemente l’ho messo in attesa e non ho risposto più. Di questo mi vergogno ancora e mi scuso.

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Miracoli, arte e attese

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Radio105

#VOLTAPAGINALa pace come un fiume
La pace come un fiume, Leif Enger, traduzione di Laura Pugno, Fazi, p. 381 (12 euro)
Siamo in Minnesota negli anni Sessanta. Il protagonista di questa storia si chiama Reuben, ha undici anni e due fratelli: Davy che è più grande e crede di potersela sempre cavare da solo e Swede, otto anni e una passione per la poesia e le storie western. Tutti e tre vivono insieme con il papà Jeremiah. Un papà che da tanti è considerato un perdente, un fallito che è stato pure mollato dalla moglie. Un papà speciale per Reuben, quello che gli ha salvato la vita, un uomo magico, miracoloso. Ma ecco che un giorno Davy se la deve vedere con due teste calde: la contesa degenera e il ragazzo per legittima difesa imbraccia il fucile e uccide gli aggressori. Imprigionato, Davy però fugge. E così il resto della famiglia, a bordo di un camper, comincia a cercarlo disperatamente sperando di trovarlo prima dell’FBI. E sarà proprio nel mezzo delle foreste e delle praterie sconfinate che Jeremiah potrà dimostrare ciò di cui è capace. Preparatevi a conoscere dei personaggi speciali in questa avventura on the road raccontata dallo stesso Reuben. Un libro per chi ne è certo: ciò che accade lo fa per un motivo, bisogna solo avere fede.

curator#DAGUSTARE
Curator. Autobiografia di un mestiere misterioso, Francesco Bonami, Marsilio, p. 143 (16,50 euro) anche in ebook
“Bisogna possedere una buona dose d’ignoranza, una d’incoscienza, un’ottima dose di coraggio, una certa imprudenza e una gran fortuna”. Per fare che? Per fare il curatore. Un mestiere misterioso, come recita il sottotitolo. Non è (solo) la biografia di un lavoro, è la biografia di Francesco Bonami – curatore e critico d’arte – che fa sul serio ma non si prende troppo sul serio e con buona dose di spirito ci regala qualche chicca/segreto del mestiere e giudizi – urticanti alcuni – su colleghi e artisti. Andrete a zonzo per il mondo e per il tempo, scoprendo delle vere e proprie star, sponsor milionari, manager, collezionisti, galleristi, direttori di museo, aneddoti e soprattutto carognate che Bonami ha dovuto digerire nel corso della propria carriera. Quindi, alla fine, cosa sarebbe di preciso un curatore? “Un artista non bravissimo, un collezionista senza soldi, un romanziere così così.” Se avete bisogno di una buona dose di sincerità (sorridente), questo è davvero il libro per voi.

#BELLISSIMIQuando gli uomini sono via
Quando gli uomini sono via, Siobhan Fallon, traduzione di Silvia Bre, Nottetempo, p. 260 (16,50 euro)
Fort Hood è una base militare. Meg, Natalya, Helena… hanno tutte una cosa in comune le donne protagoniste di questi otto racconti: aspettano. Aspettano i loro uomini di stanza in Iraq. Ed è molto difficile pacificare la normalità del quotidiano con questo eterno senso di sospensione. Vivere come niente fosse, pur sapendo che dall’altra parte del mondo proprio marito rischia la vita; trovare la voglia di andare a fare la spesa, cucinare (e non comprare solo cibi non deteriorabili da spedire in un pacco a dodicimila chilometri da casa); lavorare per distrarsi, tutti i giorni, in quello spazio infinito tra una partenza e un ritorno. A queste donne tocca resistere; aggrapparsi a una mail,  all’ennesima telefonata troppo disturbata e alla speranza che tutto vada bene. Mentre gli uomini sono in missione, restano famiglie in bilico, case troppo silenziose, mogli cui manca un appoggio fondamentale. E quando questi uomini tornano, cercano di reinserirsi, cercano di ricordare le regole di una vita civile che ha bisogno del libretto di istruzioni. L’autrice sa bene di ciò che parla, perché è la moglie di un marines e la figlia di un reduce del Vietnam. Per chi si interroga sul senso del dovere (di chi sta e di chi va).